Corriere della Sera
Vertice a Reggio Calabria all’indomani dell’agguato nella città tedesca
Duisburg, Gratteri: «Serve risposta veloce»
Il dirigente della Direzione centrale anticrimine: «Bisogna impedire il ripetersi di fatti come quelli di Duisburg»
REGGIO CALABRIA – «È necessario fare il punto con la polizia giudiziaria sulle iniziative da intraprendere per dare una risposta veloce». All’indomani dell’agguato di Duisburg, in cui sono stati uccisi sei calabresi nell’ambito della faida di San Luca, il dirigente della Direzione centrale anticrimine, Francesco Gratteri, impegnato nel vertice nella Questura di Reggio Calabria tra tutti gli investigatori della Polizia sottolinea l’importanza di «pianificare le ulteriori attività rispetto a quelle già in atto e che si collegano a quelle avviate nel dicembre scorso», quando nel piccolo paesino dell’Aspromonte teatro della faida, fu uccisa la 33enne Mario Strangio, moglie di uno dei boss del del clan Nirta-Strangio. «Vi sono elementi di conoscenza – ha detto Gratteri – che legittimano un’aspettativa di risposta. È necessario poi predisporre un dispositivo che in qualche modo impedisca il ripetersi di questi fatti».
«LA REAZIONE PUO’ AVVENIRE OVUNQUE» – La possibile reazione alla strage di Duisburg «può avvenire ovunque». A rilevarlo è il sostituto procuratore di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, uno dei magistrati che, in Italia, si occuperà della strage compiuta in Germania nell’ambito della faida di San Luca. Al termine della riunione avvenuta tra i magistrati della Direzione nazionale antimafia, quelli della Dda ed i vertici delle forze dell’ordine, il magistrato ha anche spiegato che non è escluso che la faida, cominciata dopo un diverbio per un lancio di uova in occasione del carnevale del 1991, possa, col tempo, avere assunto più concause, tra cui quella del controllo del territorio e delle attività criminose.
SISDE – Ed è dedicato anche alla ‘ndrangheta il rapporto più recente del Sisde, la relazione semestrale illustrata all’inizio di agosto a Palazzo Chigi. Nella fotografia scattata dai servizi segreti italiani emerge che la «’ndrangheta si conferma l’attore criminale più competitivo e quello in grado di esprimere le maggiori potenzialità eversive» ed è ramificata nei Paesi centrali dell’Europa: Germania, Olanda, Francia e Belgio. «Il modello orizzontale – scrivono i nostri 007 -, che prevede la piena autonomia delle cosche nei territori di rispettiva competenza, accresce le opportunità di penetrazione del tessuto socioeconomico di riferimento, causando simultaneamente anche tensioni tra leader concorrenti nella stessa area». «All’estero – scrive il Sisde – le aggregazioni calabresi tendono a concentrarsi dove l’emigrazione è più cospicua e radicata, così da conservare la propria forza intimidatoria per penetrare il locale tessuto economico e finanziario. Consistenti risultano le presenze in Germania, Francia, Belgio, Olanda, nei Balcani (ove vantano solidi rapporti con la criminalità locale, in particolare albanese) e nell’Est europeo, nonchè in Sud America, in ragione di consolidate relazioni con i gruppi produttori e trafficanti di cocaina».