Genova, quando la ‘ndrangheta vota IdV

AGGIORNAMENTO IN CODA AL 26.03.2010, con articolo di REPUBBLICA,
ESPRESSO, MICROMEGA, IL FATTO e nuove FOTO della Casa della Legalità
e ancora: le bufale della DAMONTE, l’omertà della politica e la posizione
di DI PIETRO che difende la DAMONTE

il boss della ‘ndrangheta ONOFRIO GARCEA distribuisce alla cena elettorale dei calabresi i volantini elettorali della signorina che ha accanto: CINZIA DAMONTE dell’Italia dei Valori – Lista Di Pietro, assessore urbanistica di Arenzano

Ricordate il senatore Di Girolamo con il boss Pugliese della ‘ndrangheta, in posa, uno accanto all’altro? Bene. Pesavate che questo fosse solo un caso isolato? Pensavate che potesse avvenire solo in alcune parti del Paese? Pensavate male. Le mafie fanno affari, li fanno nei territori, a partire dai piccoli Comuni per salire, passando dalle Regioni. Non guardano al colore politico, le mafie… I boss sono pronti ad allearsi con chi accetta di lavorare per gli interessi delle cosche. La recente denuncia di Angela Napoli sul nuovo asse in Calabria tra centrodestra e ‘ndrangheta lo hanno confermato. La ‘ndrangheta può condizionare il voto, così come Cosa Nostra e le Camorre. E non c’è nessun partito che possa tirarsi fuori e dire io non c’entro… nemmeno l’Italia dei Valori di Di Pietro. Ed è così che dopo l’ombra della ‘ndrangheta sulle elezioni amministrative a Genova nel 2007, adesso si ha la prova immortalata nei fotogrammi della Casa della Legalità, su come la ‘ndrangheta influenza il voto per le elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010 in Liguria.

Ieri sera… a partire dalle 20, al ristorante-pizzeria “da Gerry” a Voltri, nel ponente genovese, si è tenuta una cena con circa una sessantina di partecipanti. Era una cena di calabresi ed era una cena elettorale. La candidata che si presentava era Cinzia DAMONTE, dell’Italia dei Valori – Lista Di Pietro, nella coalizione di Claudio Burlando. Il gran cerimoniere era invece un boss della ‘ndrangheta, Onofrio GARCEA, già condannato per droga e coinvolto nell’inchiesta sul controllo del gioco d’azzardo dei videpoker del clan dei MACRI’, di cui è considerato un esponente di vertice.
La Casa della Legalità è riuscita ad entrare nella pizzeria e immortalare la serata, così che si è potuto accertare che il boss Orlando GARCEA accompagnava la candidata Cinzia DAMONTE da tutti i convenuti, passando da una tavolata all’altra. Il GARCEA distribuiva il facsimile della scheda elettorale con l’indicazione di voto per l’IDV e la DAMONTE, mentre la DAMONTE stessa ringraziava, stringeva mani e consegnava a tutti una mazzetta dei suoi santini elettorali da distribuire.

L’Onofrio GARCEA, oltre ai molteplici procedimenti in cui è stato coinvolto, è un accertato esponente della criminalità organizzata calabrese a Genova. Era già finito nel rapporto della Guardia di Finanza alla Procura di Genova per il filone d’inchiesta sul voto di scambio in cui venne accertato che i rapporti tra gli esponenti della ‘ndrangheta e la politica vedevano come punto di contatto Salvatore Ottavio COSMA, che nel frattempo è divenuto “responsabile regionale dipartimenti tematici dell’Italia dei Valori” in Liguria. In estrema sintesi nel rapporto si diceva: “Le indagini tecniche hanno consentito di accertare che COSMA Salvatore fosse effettivamente in contatto con esponenti della malavita ed in particolare con MAMONE Gino, STEFANELLI Vincenzo, MALATESTI Piero e GARCEA Onofrio”.

Il GARCEA, più volte agli arresti è considerato uno degli esponenti apicali della cosca MACRI’ della ‘ndrangheta attiva a Genova, e tra le più attive anche nella veste più prettamente criminale ed efferata, considerando anche le ripetute “sparate” (nel vero senso del termine) di Nicodemo MACRI’. Ad esempio nell’inchiesta per i videopoker l’Onofrio GARCEA è finito coinvolto con il figlio Davide, insieme al Nicodemo MACRI’, Maurizio MAGNANO, Giuseppe MACRI’, Nicola GALEANO, Calogero ALTOVINO, Milena ZAMPARINI e Domenico e Luigi ROCCA, Nicoledemo MOLINARI, oltre al patriarca della famiglia,Vincenzo MACRI’.
IL GARCEA ed i figli hanno anche diverse attività commerciali attive sul territorio genovese. Dalla “Lavasecco Lungomare Pegli snc” di via Lungomare di Pegli 111 R, in cui è socio direttamente l’Onofrio, a quelle intestate ai figli Davide e Daniele quali: la “F.lli GARCEA snc” a Sampierdarena, in via Cristofori 33-35 r che si occupa di vendita all’ingrosso di alimentari, bevande e prodotti a base di tabacco; l’impresa individuale “GARCEA DAVIDE” di via De Cavero 4/16A che si occupa di noleggio di giochi elettromeccanici e macchine distributrici… per arrivare alla “GO srl”, ovvero il bar di Piazza Giovanni A. Aprosio 6-8-10 r di Sestri Ponente.

E chi è invece la DAMONTE? Una novella della politica? Certo che no, come non è certamente una ingenua, considerando il suo curriculum. Nel suo santino elettorale si legge: “Cinzia Damonte, 36 anni, due figli. Laureata in Economia e Commercio e in Filosofia. Funzionario dell’Agenzia delle Entrate e dal 2006 assessore all’Urbanistica del Comune di Arenzano”.
Ma vi è di più sviluppando queste coincise informazioni. Infatti la DAMONTE ha avuto una sorta di sospensione cautelativa dall’Agenzia delle Entrate in quanto vi è un indagine interna che la coinvolge. Ma è anche e soprattutto su Arenzano che occorre soffermarsi.

Infatti la DAMONTE è assessore all’Urbanistica in questo Comune, nella Giunta di Luigi GAMBINO, soggetto al centro anche lui di un rapporto della Guardia di Finanza alla Procura della Repubblica perché, con un funzionario comunale Giampiero LAZZARINI, rientrava tra i soggetti che operavano a favore dei MAMONE per la partita della ex fabbrica STOPPANI. E non basta ancora, perché Cinzia DAMONTE, prima di approdare all’Italia dei Valori di Di Pietro (e quindi di essere candidata alle regionali del 2010), era in Sinistra Democratica – legata a Sinistra e Libertà – da cui è fuoriuscita quando una persona a lei molto legata, nonché portavoce del sindaco GAMBINO, fu espulsa dal partito. Si trattava di Paolo Masi, o meglio – usando il nome reale – di Pasquale ESPOSITO, ex trafficante d’armi.
Cinzia DAMONTE è quindi una tassello importante se ha potuto conquistare e mantenere l’assessorato all’Urbanistica di uno dei Comuni liguri dove le speculazioni (e soprattutto gli appetiti di nuove speculazioni sull’area della ex Stoppani) sono assai elevate.

Bene, domenica 28 e lunedì 29 marzo anche in Liguria si vota… delle firme false a destra e sinistra, passando dal centro, non si è più saputo nulla perché chi di dovere non ha ancora avuto tempo di fare le verifiche e si voteranno liste che non potevano essere nemmeno presentate. Ma soprattutto si voterà con le cosche della ‘ndrangheta che hanno condizionato il voto, come nel caso che abbiamo provato, con il boss mafioso che indica senza possibilità di dubbio chi occorre votare, e come altri che coinvolgono esponenti di altri partiti da destra a sinistra, sempre passando dal centro. Questa è la Liguria, dove qualcuno ancora dice che la mafia non c’è!

Comunque, sappiano che non hanno più luoghi inviolabili dove nascondersi, né i mafiosi né i loro amici e sodali e queste foto della Casa della Legalità lo dimostrano, ancora una volta… Tentino pure di delegittimarci, di isolarci… promuovano pure nuove intimidazioni (tradizionali o per vie legali), noi andiamo avanti!


Rassegna Stampa


25.03.2010 – Nota dell’Ufficio di Presidenza
Sono spudorati e mentono sapendo di mentire.

GARCEA distribuisce il materiale elettorale della DAMONTE

La Damonte dichiara: “Quel signore non mi dice niente, non posso certo conoscere tutte le persone che partecipano alle mie manifestazioni”.

1) Ma come non sa che inviti a cena accetta?

2) Uno che fa campagna elettorale, promotore della serata, seduto accanto a lei alla cena e che con grande confidenza con lei fa il giro dei tavoli per presentarla ai convenuti, distribuendo i facsimili delle schede mentre lei stringe mani e da pacchetti di “santini”, non sa con chi è?

3) Quel signore non gli dice niente? Uno dei tanti? Ma per favore… Per fortuna abbiamo il video della serata e non solo i frammenti dei fotogrammi, quindi si cerchi almeno una scusa più credibile.

4) Tutto frutto di ingenuità e spregiudicatezza nell’accettare inviti e sostegni da chi non si conosce, finendo tra le braccia di un boss della ‘ndrangheta? Allora è meglio che non faccia il pubblico amministratore o il consigliere regionale… l’ingenuità e la spregiudicatezza non sono certo caratteristiche utili a contrastare le infiltrazioni mafiose, le storture della gestione della cosa pubblica e le illegalità che piegano la pubblica amministrazione (a partire proprio dalle questioni urbanistiche).

5) Essendo poi la signora Damonte assessore della Giunta Gambino dal 2006, dovrebbe quanto meno aver letto le intercettazioni ed i rapporti della Guardia di Finanza che riguardano proprio quel Comune, il Sindaco Gambino, un funzionario del Comune e tutta la rete dei Mamone per la questione Stoppani (anche di sua competenza!). Non ha mai letto? Eppure sono stati ampiamente pubblicati non solo in rete (da noi) ma anche da “Il Secolo XIX” e da “Repubblica”. In quegli estratti pubblicati dalla stampa e sul nostro sito (oggetto anche di discussione in Consiglio Comunale!) il nome di Onofrio Garcea è presente. Non lo ha notato? Garcea è anche chiamato in causa per i rapporti con un neo dirigente regionale del suo partito, l’Idv… sfuggito anche questo dettaglio? E ancora gli sono sfuggiti tutti gli articoli della stampa che parlavano di lui per la questione droga, gioco d’azzardo e cosca Macrì?

Ultima nota, considerando sempre le giustificazioni della Damonte e del suo committente responsabile è questa: ma perché i politici, ogni qualvolta vengono ripresi in situazione scomode si arrampicano sugli specchi per negare certe frequentazioni e rapporti? Non si rendono conto che certe giustificazioni non sono credibili?

Ecco alcuni altri scatti della serata (fotogrammi di GARCEA che presenta la DAMONTE e distribuzione dei volantini):


Rassegna Stampa


Ufficio di Presidenza – 26.03.2010
Siamo sempre più sconcertati dell’omertà politica!

La ‘ndrangheta influenza il voto in Liguria. Per la prima volta si hanno immagini inequivocabili in cui un boss mafioso – con candidata al seguito – fa la campagna elettorale per un candidato specifico. E’ un fatto inquietante che avviene a Genova e che conferma che la pista del voto di scambio politico-mafioso battuta dalla Procura in occasione delle scorse elezioni amministrative non era sbagliata. Il fatto è questo e su questo tutti tacciono.
Tace Di Pietro, il “moralizzatore” leader dell’Italia dei Valori, il partito della candidata supportata direttamente da uno degli esponenti di vertice della cosca Macrì.
Tace Paladini (così come gli altri candidati dell’Italia dei Valori in Liguria).
Tace Claudio Burlando, candidato presidente della Regione Liguria – che già emerse aveva rapporti e incassò fondi, certamente attraverso l’associazione Maestrale, dalla società EcoGe dei Mamone, famiglia indicata dalla DIA sin dal 2002 come legata alla ‘Ndrangheta.
Tacciono gli altri esponenti e candidati del centrosinistra.
Tacciono anche quelli del centrodestra.
Nessuno osa affrontare quanto documentato: l’impegno concreto ed attivo della criminalità organizzata calabrese nell’influenzare l’esito delle elezioni regionali del 28-29 marzo 2010.
La Damonte avrebbe dovuto essere cacciata all’istante dal suo partito ed invece niente! Vi sarebbe dovuto essere un levarsi di sdegno e deciso rifiuto del voto mafioso da parte degli altri candidati, dei partiti. Invece nulla! Siamo all’omertà politica a 360 gradi… Tutti sono a caccia dei voti delle cosche mafiose, dal ponente al levante ligure, passando per le riviere. Tutti hanno necessità di quei pacchetti di voti e quei finanziamenti… e tutti i partiti e politici di primo piano, i cosiddetti “papabili” sino ai candidati Presidente, non possono permettersi di prendere posizione perché troppo compromessi.



Rassegna Stampa


AGGIORNAMENTO ALLE 19:43 del 26.03.2010

Nell’Idv aumenta l’indignazione
ma Di Pietro difende la Damonte a cena con il boss
dell’Ufficio di Presidenza della Casa della Legalità

Nell’Italia dei Valori il dibattito prosegue. Naturalmente non a Genova e Liguria dove, come ci ricorda Marco Preve (clicca qui) sul suo blog, regna sovrano il “non vedo, non sento, non parlo”.
Dopo Giulio Cavalli che ha espresso la sua totale indignazione ieri su MicroMega, oggi anche Benny Calasanzio ha fatto lo stesso dichiarando: “Sento come obbligo morale, in virtù della mia storia familiare e personale, chiedere al presidente del partito che mi ha coraggiosamente candidato alle elezioni regionali in Veneto, Antonio Di Pietro, di rimuovere subito la candidatura di Cinzia Damonte prima delle elezioni”.
Ma nell’Italia dei Valori c’è soprattutto il leader Antonio Di Pietro che ha rotto il silenzio e preso posizione… difendendo – ma guarda un po’ – la Cinzia DAMONTE, mistificando la realtà, riducendola ad una questione di “una foto” ed etichettandola come iniziativa volta ad infangare l’Idv. Chiaro? Qualcuno non ci crede? Ecco il testo del passaggio del post di Antonio Di Pietro nel suo blog:
“La cosa vera è che tutti sanno cos’è l’Italia dei Valori e chi sono io, e lo sanno tutti che nessuno può affidarsi a noi se viene dalla criminalità. Lo dico per me e in difesa di una signora, Cinzia Damonte, che viene dalla società civile. Nella Rete, nelle ultime ore, gira una sua foto dove viene ripresa in una cena elettorale con decine di persone, tra cui una di queste con dei precedenti penali. Come fa a sapere se tra quelli che arrivano alla cena elettorale c’è qualcuno di poco di buono? Questa signora sta letteralmente piangendo, disperata, perché non ha mai fatto politica. Ha sempre fatto attività sociale. Una persona per bene e pulita che si è trovata accusata, proprio nel momento topico della campagna elettorale, di essere vicina ad un poco di buono. Questo non è fare politica, questo è un tentativo di infangare un partito perché sotto elezioni lo si vuole fermare.”
La signora piange? Una sua foto? Una persona tra tante? Di Pietro non racconti bufale, anche lei ha perso colpi come segugio o, ancora una volta vale la regola dei due pesi e due misure per cui i voti della ‘ndrangheta (in questo caso) se per altri sono sporchi, invece per i suoi candidati hanno il profumo di rose?
E pensare che nemmeno Clemente Mastella aveva voluto incontrare tali personaggi che invece pare nell’Italia dei Valori ligure (con il consenso di Antonio Di Pietro in persona) siano ben considerati e accettati, anche se si chiamano Onofrio GARCEA, boss della ‘ndrangheta, non uno tra i tanti, alla cena, ma il cerimoniere che presentava la candidata ai convenuti distribuendo lui, esponente apicale della cosca MACRI’, i facsimili delle schede per votare Idv e scrivere Damonte!
Intanto in Liguria tutto tace, acqua in bocca… la legge dell’omertà regna sovrana nella politica (con la politica) e quindi, come dare torto ai ragazzi del Meetup 20 di Genova che dichiarano “se ti voto non vale“?



RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO CON PIACERE L’UNICA DICHIARAZIONE DI UN CANDIDATO LIGURE CHE RIFIUTA I VOTI DEI MAFIOSI

Leggo con una certa preoccupazione sul sito de “La casa della legalità e della cultura” e quindi su La Repubblica, L’Espresso e Micromega, di cene elettorali nella mia città che coinvolgono candidati alle prossime elezioni regionali.
Lo scrivente, candidato a Genova nella lista “Sinistra Ecologia Libertà” per le elezioni regionali della Liguria, con la presente RIFIUTA ogni voto di provenienza mafiosa, ndranghetusa o comunque criminale, ritenendo di gran lunga piu’ dignitoso il proprio mestiere di insegnante di sostegno a quello di Consigliere Regionale eletto dal malaffare.
Sono candidato per portare nelle istituzioni le aspirazioni di moralita’, lucidita’, correttezza, attenzione verso i piu’ deboli e questo intendo fare, e non potrei fare col voto dei mafiosi, in seno al Consiglio Regionale.
Invito tutti i mafiosi, ndranghetusi, camorristi, criminali di varia natura e financo evasori fiscali ad astenersi dal voto.
Cordiali saluti.
Paolo Fasce

Comitato Precari Liguri della Scuola
http://precariliguria.blog.kataweb.it/



AGGIORNAMENTO AL 27.03.2010 CON NUOVE FOTO….

Ufficio di Presidenza
Cinzia Damonte, il boss e l’ex trafficante d’armi fidanzato



Rassegna Stampa


28.03.2010 – Ufficio di Presidenza
Genova, ‘ndrangheta e Idv – Perchè Di Pietro mente?

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