Liguria. Al voto tra inciuci malaffare e già visto

Il Fatto Quotidiano

LIGURIA
Al voto tra inciuci malaffare e già visto
Burlando e Biasotti, come 5 anni fa. Paura astensione

di Pino Giglioli

Genova

Le primarie, queste sconosciute. Se in Liguria i sostenitori di centrosinistra e centrodestra fossero stati consultati, quasi certamente sulla scheda non ci sarebbero i nomi di Claudio Burlando e Sandro Biasotti. Gli stessi due candidati che si sono affrontati cinque anni fa. Queste elezioni sono soprattutto una questione di potere. E centrosinistra e centrodestra hanno una grande paura: che gli elettori, a lungo ignorati, si vendichino con l’astensione. Ora è il momento dell’alluvione di volantini, delle telefonate casa per casa. Ma forse è tardi. Sono tanti, sui due fronti, gli elementi che alimentano la diffidenza nei confronti della politica, pure in una regione dove la partecipazione civile fa parte del dna. L’ultimo episodio, riportato dal Fatto e da Repubblica, riguarda il centrosinistra: “Cinzia Damonte, candidata alle regionali dell’Idv e assessore di Arenzano, ha partecipato a una cena elettorale della comunità calabrese distribuendo i propri santini con Onofrio Garcea, condannato per droga e indicato dalla Finanza come “ben inserito negli ambienti della criminalità organizzata operante in Genova”, racconta Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità. “Non sapevo che avesse problemi con la giustizia”, si difende Damonte. Ma per gli elettori del centrosinistra è l’ultima di una serie di questioni da chiarire. Pierfranco Pellizzetti, professore universitario, è tranchant: “Burlando ha scelto una tattica opposta a quella di Vendola. In Puglia il centrosinistra ha puntato sulla propria identità, in Liguria ha imbarcato tutti”. In effetti, come ha ricordato la Stampa, tra i candidati di Burlando figurano, per dire, Susy De Martini, che un anno fa era candidata alle europee del Pdl, e Michele Fossa, su cui molti hanno sollevato dubbi per una sua vecchia richiesta di essere tesserato alla P2. E poi ci sono tanti episodi che si sono accumulati negli anni, frammenti della lenta costruzione di un blocco di potere difficile da scalfire. In città si ricorda l’associazione politica di Burlando, il Maestrale, cui sono iscritti imprenditori portuali e leader delle Compagnie dei camalli, responsabili di Confindustria e dei sindacati. Poi funzionari pubblici che per decenni hanno seguito le pratiche di urbanistica e architetti che hanno presentato i progetti, passando per gli imprenditori che li hanno realizzati. In pratica chiunque abbia potere a Genova è socio di Maestrale.

Dove la Regione ha fatto nomine, Burlando ha messo suoi sostenitori e amici. In tanti ricordano la foto sul calendario elettorale del 2005, che ritraeva il futuro presidente attorniato da nove medici. Dopo una manciata di anni oltre la metà era stata promossa. E’ passata sotto silenzio la nomina dei dirigenti di Infrastrutture Liguria, la società della Regione che gestirà appalti per miliardi di euro. Dei tre membri del cda addirittura due sono sostenitori di Burlando e membri del Maestrale. Claudio strizza anche un occhio alla Curia: al momento di scegliere il rappresentante della Regione nella Cassa di Risparmio di Genova (Carige), con una decisione senza precedenti lasciò il posto al cardinale. C’è infine chi non manda giù quel milione e mezzo di euro che la Regione ogni anno sborsa a giornali, radio e televisioni locali come pubblicità istituzionale. Spot pagati con soldi pubblici andati in onda fino a poche settimane dalle elezioni in cui si racconta quante cose belle ha fatto la Regione di Burlando. Senza contare le centinaia di migliaia di euro versate da enti regionali (soprattutto Asl) che, in questi tempi di elezioni, inondano le televisioni di spot. Nel centrodestra si lamentano, ma hanno le mani legate. “La legge che permette tutto questo – ricordano nel Pd – è stata voluta da Biasotti quando, dal 2000 al 2005, fu Governatore della Liguria”.

Ma voltandosi a destra il panorama non cambia, e gli elettori lo sanno. Se vincesse il Pdl, la filosofia del potere, quella che prevede accordi trasversali resterebbe immutata. D’altronde questo è lo stile Scajola e il fronte che supporta Biasotti è guidato dal ministro. Uno dei papabili assessori è Marco Scajola, psicologo, vicesindaco di Imperia, nipote del ministro e figlio di Alessandro, ex sindaco e già deputato Dc come il fratello Claudio. Ma assai più importante nello schieramento di Biasotti è quel posto concesso nel listino a Silvano Montaldo, voluto da Scajola nel collegio sindacale di Finmeccanica, ex tesoriere regionale di Forza Italia, piazzato anche all’aeroporto di Albenga, nominato dal ministro commissario straordinario della Merloni, il gruppo di elettrodomestici, e neo assessore provinciale di Savona. Soprannominato “il ragioniere du ministru” è una pedina fondamentale per Scajola. Nel listino, però, Biasotti ha preteso che ci fosse Roberto Dotta, ex vigile urbano il cui curriculum politico consiste tra l’altro nell’essere stato segretario, autista, compagno di viaggi, tuttofare di Biasotti quando faceva il concessionario Mercedes. Sul fronte della legalità il candidato del centrodestra ricorre ai dribbling per giustificare la presenza in lista di Marco Melgrati, sindaco di Alassio, architetto, ormai passato alla storia perché nei suoi due mandati nella perla della Riviera ha trasformato un centinaio di alberghi in seconde case. Melgrati è stato di recente condannato per questioni urbanistiche a nove mesi in primo grado ed è indagato in un’altra decina di inchieste. Nella lista Biasotti, c’è chi invece della legalità ha fatto la sua bandiera: l’ex vicequestore Salvatore Dispenza, già capo della mobile di Genova, che alle indagini di Mani Pulite partecipò in prima persona. Però una cosa è certa: martedì sera qualcuno tremerà. A fare paura non sono i nemici, ma le rese dei conti interne. Se a perdere fosse il centrodestra, per Claudio Scajola sarebbero dolori. E’ lui il simbolo del Pdl ligure, più ancora del candidato Biasotti. E se a uscire sconfitto fosse invece il centrosinistra? C’è chi prevede uno show-down senza precedenti, con i pentoloni di anni e anni di potere burlandiano pronti a esplodere.

 

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