Briciole sui pantaloni e lui lo ammazza

Il Secolo XIX

di Matteo Indice

Lo hanno ucciso in mezzo alla strada per una manciata di briciole, letteralmente. Perché un’ora prima avevano litigato dopo che la vittima, pulendo il tavolo d’un bar, aveva fatto cadere pezzi di pane sulla gamba destra del killer. «Futilissimi motivi», sussurra adesso Alessandra Bucci, la dirigente della Omicidi che sta indagando sul delitto avvenuto domenica sera a Begato, periferia del capoluogo ligure: la vittima, Tino Pisano, 30 anni, aveva un passato di scippatore ma da tempo non era più incappato in denunce o arresti e si era rifatto una vita lavorando come panettiere.
Il corpo della vittima riverso lungo la strada nel quartiere di Begato
Il sospetto assassino è invece Giuseppe B., 41 anni, originario di Caltanisetta, imprenditore e pregiudicato. È indagato per omicidio volontario insieme al figlio di vent’anni, con il quale è fuggito a bordo d’una Porsche facendosi largo tra la folla che li voleva linciare, e che si è diradata vedendosi puntare addosso la semiautomatica del massacro.
Nella sparatoria è rimasto coinvolto anche Simone Callà, 23 anni, tornitore, colpito per caso mentre era seduto su una panchina a telefonare: ferito a una gamba, è stato dimesso e le sue condizioni risultano meno gravi di quanto apparso in un primo momento. Ieri è stata una giornata decisiva, nell’indagine sulla strage che ha scosso non solo il quartiere ma l’amministrazione comunale, essendo Begato da tempo sospesa fra rilancio e degrado, crogiuolo di famiglie difficili e desiderio di rilancio.
E per focalizzare le sequenze-chiave occorre ripartire dalle 21.30 di domenica, Italia-Spagna che rimbomba dalla televisione del circolo “Valtorbella”, il locale in cui s’incrociano vittima e assassino. È appena finito il primo tempo, Pisano si alza da suo tavolo e lo “spazza” d’istinto. Le briciole scontrano Giuseppe B., che lo apostrofa in malo modo e i due s’insultano. La discussione si sposta all’esterno e i rivali forse s’azzuffano, fatto sta che a un certo punto decidono di allontanarsi ma basta poco perché tornino ad affrontarsi.
La Porsche “Boxter” dell’imprenditore blocca la Golf del fornaio, e litigano e si spintonano ancora. Poi entrambi lasciano piazza Vittime di Bologna e la vicina via Linneo per ritornare poco più tardi, quando il secondo tempo del match sta per concludersi e si profilano i tempi supplementari. Sono le 22,30 circa, Tino Pisano esce dal “Valtorbella” per parlare con un amico, incontra di nuovo l’assassino che stavolta è in compagnia del figlio.
Ed è proprio quest’ultimo, secondo i primi testimoni ascoltati dalla polizia, a insultarlo, a pronunciare frasi sconnesse: «Sembrava fuori di testa, ce l’aveva con Tino pur non avendo assistito alla prima fase della contesa». Pochi secondi di “confronto”, di fianco ci sono altri ragazzi e donne e qualche bambino che gioca a pallone. Giuseppe B. e il figlio si allontanano, adesso, ripiegano verso la rampa di scale che conduce alle loro auto poiché s’erano presentati con macchine diverse.
Pisano li segue per qualche metro, li ha praticamente raggiunti quando il padre – le prime indicazioni fornite agli investigatori indicano lui come autore materiale della mattanza – si volta di scatto ed estrae la pistola, facendo fuoco una volta. La pallottola colpisce Tino alla gola, dal basso verso l’alto, il rumore dello sparo genera il panico e la gente esce dal bar, si affaccia alle finestre e grida.

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