Il Cammino a Locri ed il 1 maggio

La Casa della Legalità a Locri…
un’altra tappa del “Cammino contro le mafie”

La lotta alla mafia è un “cammino”… una moltitudine quotidiana

La nuova tappa del “Cammino contro le Mafie”, dopo Torino-Genova-Firenze, è a Locri e lascia il segno. La Casa della Legalità – Osservatorio sulle Mafie di Genova, legata alla “Fondazione Antonino Caponnetto” e “Libera” di don Luigi Ciotti, ha ritrovato i compagni di strada ed una realtà di impegno quotidiano per la legalità e la lotta alle mafie (ed alla cultura mafiosa), fatta di colori, di ragazzi e ragazze e strutture che non chinano la testa alla prepotenza ed alla sopraffazione.

La lotta per la legalità e contro le mafie è un “cammino”, lungo, quotidiano che vede uniti sulla stessa strada giovani e adulti, uniti dalla forza di “rivendicare” i propri diritti, rifiutando la logica che li trasforma in concessione di favori. Ancora una volta uniti, le anime di “Libera” di don Luigi Ciotti e Rita Borsellino, gli studenti e gli insegnanti che continuano il viaggio di “nonno Nino”, il sindacato, il mondo del volontariato laico e cattolico con le cooperative sociali. Un “cammino” concreto, di azioni semplici, gesti quotidiani che possono incidere nella vita della locride, come di ogni altro luogo. La tutela dei diritti sanciti dalla Costituzione e mai attuati in molta parte d’Italia, la pratica costante di interventi di socialità e crescita comune, il contrasto al disagio ed al degrado umano e civile che rispecchia territori abbandonati e “cattedrali nel deserto”.

Questa unità che ha preparato e fatto vivere il Primo Maggio a Locri, questa comunione di azione che unisce, nei diversi ambiti e luoghi, persone e movimenti, è sintomo che qualcosa è cambiato. Il vento che ha spazzato la Locride e l’Italia, come la Primavera di Palermo ed i ragazzi di AddioPizzo, sono sintomo che “siamo vivi” e che si tiene viva la memoria delle vittime delle mafie, quelle decine di morti che cadono ogni mese sotto i colpi del ricatto e della prepotenza mafiosa, lontano dai riflettori, chiedendo come “dovere” morale e civile, per tutti i morti ammazzati, verità, giustizia e fine della mattanza.
Nessuno può tirarsi fuori, da questa rivolta morale e civile, indispensabile retroterra per sostenere e rendere efficace l’azione preventiva e repressiva dello Stato. Dare occasione di incontro, socialità e crescita culturale e civile, supportare l’opera formativa della scuola, offrire occasioni concrete di vita sociale, di costruzione di prospettive lavorative, è l’obiettivo della nuova “Casa della Legalità” di Locri, inaugurata il 1° maggio. Uno strumento di lavoro, aperto e libero da ogni sorta di condizionamento che non sia la volontà di cambiamento concreto di chi la anima e di chi si mette in gioco con coerenza, umiltà e spirito di servizio, capace di essere parte della rete che da tempo lavora con questi stessi obiettivi. Per questo la sede della nuova “Casa” è la Cooperativa Mistya, dove i ragazzi e le ragazze della Gurfata, da tempo e con immutato entusiasmo, dimostrano che, con una professionalità che è arte, socialità e divertimento, si può tenere alta la testa e “conquistarsi” il futuro. Alla “rete dei burattinai” si oppone quindi la rete della creatività e della quotidianità, insieme alle cooperative di Libera, alla Camera del Lavoro ed ai Sindacati, la Diocesi, la rete della Fondazione Caponnetto e della Casa della Legalità. Nessuno sarà più solo su queste strade, quindi, e l’entusiasmo ed il “coraggio dei molti”, proprio delle grandi manifestazioni e dei folti cortei, sarà lo stesso con cui si vogliono promuovere feste e allegria nelle piazze d’estate come nelle feste patronali, con cui, anche, si realizzeranno incontri e seminari per ragazzi e adulti. I ragazzi e le ragazze di Locri, della Gurfata e della Casa della Legalità, sono pronti, con gli altri compagni di “cammino”, ed il Primo Maggio non sarà solo un ricordo, ma il nuovo inizio del presente di ciascuno. Ecco quindi che dall’indignazione, dalla rabbia e dalla rivolta delle coscienze che contamina e rompe con la “cultura del silenzio, del favore e dell’indifferenza”, arrivano le risposte concrete alle problematiche.Vengono dal basso, da chi vive territorio e comunità, da chi non delega ma c’è e richiama le Istituzioni ai propri doveri ed impegni.

L’Ufficio di Presidenza

 



GIOVEDI’ 11 MAGGIO 2006
alle ore 11:00 presso la sede di Via Sergio Piombelli 15 a Genova
si terrà una CONFERENZA STAMPA 
dove verrà illustrata questa nuova tappa del Cammino e le iniziative in programma.

Ringraziando le Comunità, le Cooperative che abbiamo incontrato e che operano con coraggio e costanza nella difficile realtà della Locride, pubblichiamo di seguito il messaggio che abbiamo consegnato ai sindacati e che è stato letto dal Palco di Piazza dei Martiri il 1 Maggio 2006, ringriando ancora una volta il prezioso lavoro della Camera del Lavoro di Locri, nella figura del compagno Giuseppe Pezzimenti, per la carica ideale, il lvaoro svolto e la disponibilità alla collaborazione con tutte le realtà concrete e vive della Locride.


IL MESSAGGIO CONSEGNATO AI SINDACATI PER LA MANIFESTAZIONE DEL PRIMO MAGGIO E LETTO DAL PALCO DI PIAZZA DEI MARTIRI  PRIMA DEGLI INTERVENTI DEI SEGRETARI GENERALI


Messaggio di adesione alla manifestazione nazionale del 1° maggio 2006 a Locri
dalla “Casa della Legalità di Genova – Osservatorio sulle mafie” e della Città di Genova

La “Casa della Legalità – Osservatorio sulle Mafie” di Genova, legata alla Fondazione Caponnetto e Libera di Don Luigi Ciotti, aderisce alla manifestazione nazionale di CGIL-CISL-UIL ed è qui a Locri, con una nuova tappa del “Cammino contro le Mafie” che vedrà l’inaugurazione proprio oggi della “Casa della Legalità” di Locri, quale strumento di unione, indignazione ed impegno civile e culturale contro le organizzazioni mafiose e la cultura dell’illegalità, pronto a sostenere le forze dello Stato impegnate in questo difficile territorio e pronta a collaborare con tutti quegli individui e soggetti culturali e sociali che rifiutano il compromesso morale ed ogni forma di convivenza e connivenza con le mafie.

Portiamo il saluto del Sindaco e della Giunta Comunale di Genova, medaglia d’oro della Resistenza, che “da piena adesione all’iniziativa considerato il particolare ed importante significato che l’iniziativa in questione riveste in ordine ai gravi fenomeni di criminalità organizzata presenti in vaste aree del territorio nazionale”.

Anche la Circoscrizione Valpolcevera dove sono “saliti” i ragazzi di Locri della Gurfata il 22 marzo scorso, invia il suo abbraccio per “Grazie ragazzi, quello che state facendo è un esempio che dimostra in modo concreto e vivo quanto la lotta per i diritti, la libertà e l’uguaglianza siano purtroppo ancora necessarie, nonostante siano passati decenni dalla Liberazione e dalla Costituzione che lì sancisce uguali per tutti.”

Un abbraccio dal Giudice Adriano Sansa a tutti i ragazzi della Locride, come di ogni parte del Paese che sono impegnati nella lotta per l’affermazione della Legalità e della Giustizia Sociale, e la difesa della Costituzione.


 

LE GALLERIE FOTOGRAFICHE

l’arrivo a Locri

la prima riunione della Casa della Legalità di Locri

L’incontro a Palazzo Nieddu organizzato dai Fo.Re.Ver, con la partecipazione del proc. Gratteri

Il corteo del primo maggio 

 

L’INTERVENTO DI GUGLIELMO EPIFANI
dal sito della CGIL di REGGIO CALABRIA

Care compagne, cari compagni, oggi qui c’è il cuore dell’Italia che vuole cambiare e costruire un futuro diverso. Ringrazio i lavoratori di Locri, della Calabria, e chi è arrivato qui dopo un lungo viaggio per dire che l’Italia è una e indivisibile.
C’è più di un motivo in questa scelta di svolgere a Locri, in Calabria, la festa nazionale del 1 maggio 2006.
L’anno scorso, in questo giorno, sfilammo in tanti a Scampia, un quartiere della periferia di Napoli dove è difficile vivere e dove è difficile entrare. Un territorio ad alta presenza di camorra, con giovani che non trovano lavoro, con pochi servizi e luoghi di vita per gli anziani.
Era quello di Scampia un volto pesante della condizione di una parte del Mezzogiorno. Nel parco dove tenemmo il comizio, la sera non si può circolare, si compra e si vende la droga, e per il 1 maggio, furono fatte migliorie e rimosse migliaia di siringhe abbandonate, che segnano la sconfitta più dolorosa per i giovani e per il paese.
In molti ci dissero allora che finita la festa, i problemi sarebbero rimasti quelli di sempre. E in parte è vero e lo sapevamo. Ma le bandiere e le persone ai balconi di Scampia che salutavano il nostro corteo, e i tanti venuti – anche allora – da ogni angolo d’Italia, ci dicevano che avevamo fatto bene a scegliere quel luogo a manifestare la festa del lavoro in quel quartiere. E quando, nelle scorse settimane, è giunta la notizia che a Scampia arriverà l’Università tra poco, ci ha confermato in questo giudizio e ci ha detto che si può – giorno dopo giorno – lavorando con costanza e coraggio, cambiare. Che non ci sono sfide o obiettivi impossibili. Che non c’è scritto da nessuna parte che la forza dell’illegalità debba prevalere sulla ragione della giustizia e del rispetto.
Per noi Locri ha lo stesso straordinario valore, lo stesso messaggio, la stessa scelta.
Con l’uccisione del vicepresidente del Consiglio regionale, Fortugno, con il disorientamento che ne è seguito e la forza e la reazione dai suoi giovani, Locri è oggi in tutta Italia il simbolo di una condizione civile e sociale difficile, ma alla quale non ci vogliamo rassegnare. E’ la metafora che si può non avere paura di fronte alla violenza cieca, sanguinaria e che non vedi se non quando si espone. E’ la rassicurazione che i giovani, uniti, sono il futuro ed il presente di una Calabria e di un’Italia migliore.
Quei giovani sono stati con il mondo del lavoro in tanti cortei. Li abbiamo visti negli scioperi dei metalmeccanici e in quelli dei pubblici dipendenti, hanno parlato nei nostri congressi e nelle nostre piazze. Manderanno un messaggio oggi pomeriggio a Piazza San Giovanni, a quel milione di giovani che riempirà quella piazza.
Con la loro presenza hanno fatto e detto molto, più di qualsiasi fatto, di qualsiasi slogan.
E’ per loro, per ringraziarli, per dirgli che non li lasceremo soli, per testimoniare l’affetto e la solidarietà degli iscritti al sindacato confederale, che abbiamo scelto di essere qui, in questa bella piazza.
L’impegno che i tre segretari generali a nome di Cgil, Cisl e Uil oggi riaffermano con forza è quello di fare di tutto per debellare tutte le mafie, per restituire i territori alla trasparenza e alla sicurezza, per fare prevalere la legalità e il rispetto delle leggi, per isolare, battere, reprimere clan e “famiglie”, estorsioni e grandi traffici, piccola e grande criminalità.
Tra i nuovi campi di guadagno facile delle mafie, ce n’è uno in particolare che colpisce e mi indigna: i traffici dei clandestini, il pizzo sulla vita e la morte di tante persone spinte dalla miseria e dal bisogno a ricercare una possibilità di vita e di lavoro, lontano dai loro paesi.
Dietro i morti, gli affogati, dietro le fotografie di persone ridotte in schiavitù, c’è chi specula, guadagna e reinveste i profitti per allargare questo turpe traffico.
Ho detto che oggi riaffermiamo l’impegno. Ed è la parola giusta. Perché noi non abbiamo mai abbassato al guardia, in Calabria e in Sicilia, in Puglia e in Campania, in tutto il nostro paese, dovunque ce ne sia bisogno, i delegati e le delegate, i nostri quadri, le nostre strutture non hanno mai chiuso né chiuderanno gli occhi. Non abbiamo lasciato né lasceremo soli gli amministratori onesti, intimiditi o minacciati, le forza dell’ordine, i magistrati.
Per questo al scelta di Locri è anche una scelta di speranza. La magistratura e le forze dell’ordine hanno squarciato un velo sull’omicidio di Fortugno, disvelato contesti, interessi, moventi.
La cattura di Bernardo Provenzano in Sicilia non segna la fine della mafia, ma un colpo sì, a chi si ritiene invincibile e imprendibile. E si dovrà andare avanti con più forza, con più coordinamento intervenire meglio sui meccanismi che alimentano gli interessi illeciti e le collusioni da recidere. Educare alla legalità, al principio del rispetto della legge e delle norme. E, insieme, asciugare brodi di coltura e aree grigie. Battere indifferenza e rassegnazione, rendere inutili intimidazioni e minacce.
Venendo a Locri, ho ripensato all’insediamento del nuovo Parlamento, alla nascita del nuovo Governo. Abbiamo i due presidenti delle assemblee elettive figli e protagonisti delle lotte del lavoro e del movimento sindacale italiano.
E’ per noi motivo di orgoglio, perché rende onore alla nostra storia ed ai tanti che si sono battuti per la dignità del lavoro, la libertà, l’emancipazione del lavoro. Sappiamo di poter contare su di loro e sul Governo che verrà: gli chiediamo – qui da Locri, da questa piazza – in questa lotta per la legalità di esporsi in prima persona, di considerarla uno dei grandi obiettivi della loro funzione istituzionale e del loro agire.
Come abbiamo bisogno che il nuovo Governo veda presto la luce e si metta al lavoro.
Il paese non può più aspettare. La diminuzione dell’occupazione nel Mezzogiorno ne è l’ultima più evidente prova. Siamo al primo posto in Europa per disoccupazione giovanile; e l’emigrazione interna non solo non si arresta, ma aumenta giorno dopo giorno.
Sappiamo – perché l’abbiamo denunciata giorno dopo giorno, la viviamo dall’interno – qual è la situazione dell’industria in Calabria, lo stato delle infrastrutture di trasporto e le reti. Vediamo le potenzialità che vi sono e possono aumentare (le università, l’agricoltura di qualità, quello che rappresenta e può rappresentare il turismo, il porto di Gioia Tauro). Ma anche i rischi se non si cambiano politiche e modalità di intervento.
Per questo, quando incontreremo il nuovo Governo, insieme alla lotta alla precarietà, dobbiamo chiedere un segno di svolta per gli investimenti verso il Mezzogiorno. Per noi non avere politica dei due tempi vuol dire anche questo: un solo tempo per il risanamento e per lo sviluppo: per lo sviluppo ed una più giusta politica redistributiva e dei redditi.
Per questo, aggiungo, dovremo chiedere un tavolo di lavoro per la Calabria e per la locride. Non un ennesimo tavolo dove si discute per mesi e mesi senza raggiungere nessun risultato, ma dove i problemi si affrontano e si risolvono: sviluppo, infrastrutture, formazione, prospettive per gli oltre diecimila lavoratori socialmente utili della zone. Noi onoreremo il nostro impegno, incalzeremo il governo.
In caso contrario molte attese andrebbero deluse, e molte situazioni a peggiorare.
Questo primo maggio tiene insieme, accanto a tutto questo, il tema della riforma della nostra Costituzione.
Su questo, unitariamente, abbiamo espresso un giudizio negativo sulla revisione operata nella passata legislatura.
Il profilo che ne emerge è quello di un’Italia divisa, con venti sistemi sanitari, scolastici e di sicurezza. Con un Parlamento più debole, un Presidente della Repubblica con meno poteri di garanzia ed equilibri effettivi.
Se il referendum boccerà questa proposta, ci sarà bisogno di rimettersi al lavoro.
La prima parte della Costituzione mantiene la sua modernità. Ed è cara al sindacato, perché anche con il concorso del mondo del lavoro – in questo il 25 aprile ha una sua importanza – il paese riconquistò la sua libertà, la sua democrazia, la Costituzione.
Su altre parti, c’è bisogno di qualche manutenzione. La si provi a fare nella unità più larga. Per evitare testi di parte, che ad ogni mutamento di governo possono essere modificati.
Il paese, soprattutto il Mezzogiorno, i suoi cittadini hanno bisogno di istituzioni certe, sicure e stabili.
Infine oggi ricordiamo i soldati morti a Nassiriya. Ci uniamo al dolore delle famiglie, alla loro grande e civile compostezza. Rinnoviamo il nostro dolore per i soldati, caduti sempre a Nassiriya tre anni fa.
Piangiamo tutti i morti di questa situazione di guerra, tutte le vittime del terrorismo.
Siamo preoccupati dai tanti fattori di instabilità che aumentano. Tra Israele ed i palestinesi; in Iraq, in Iran.
Per questo oggi il cordoglio si sposa con il nostro desiderio e impegno per la pace. E se si fosse dato retta al grande movimento che attraversò le strade di tutto il mondo, forse la situazione oggi sarebbe meno difficile per tutti.
Per noi, per l’Italia, per il mare da cui parliamo oggi, in questo Mediterraneo, c’è bisogno di un’Italia ponte di pace, di dialogo. Ci vuole una nuova stagione di saggezza e di tessitura, non di guerra e di rotture irresponsabili.
In questo giorno di festa del lavoro deve partire verso il nuovo Governo del paese anche questo messaggio: riprendiamo – come Italia – il ruolo storico che abbiamo sempre avuto, facciamo sentire le ragioni del dialogo, la ricerca per una via diplomatica di soluzioni e compromessi.
Un paese che sappia ritrovare il suo ruolo di soggetto di pace è il più forte messaggio di fiducia e di cambiamento che possiamo rivolgere ai giovani. Ce lo chiedono i giovani, quelli di Locri e quelli che incontreremo a Piazza San Giovanni.

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