Due anni a Mautone e Romeo per corruzione

Il Sole 24 Ore

di Alberto Annicchiarico

L’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, al centro del procedimento sugli appalti truccati del Comune e della Provincia di Napoli, in particolare su quello di global service per la manutenzione delle strade, e altri 11 imputati tra ex assessori, docenti universitari e collaboratori di Romeo sono stati assolti dal gup Enrico Campoli al termine del rito abbreviato iniziato il 30 marzo di un anno fa. Romeo è stato condannato a due anni per un’unico capo di imputazione, un episodio di corruzione, insieme all’ex provveditore alle Opere pubbliche campano Mario Mautone, con pena sospesa. Prosciolti da tutte le accuse i quattro indagati che avevano preferito il giudizio ordinario. L’inchiesta, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli, nel dicembre 2008 provocò un vero e proprio terremoto politico giudiziario con arresti e provvedimenti di interdizione per pubblici amministratori e imprenditori.

A Romeo sono state anche restituite le quattro aziende sequestrate al momento dell’arresto il 17 dicembre 2008. L’imprenditore era in aula ed è andato via subito dopo la lettura della sentenza evitando i giornalisti. In aula c’erano anche i tre magistrati titolari dell’indagine (Raffaello Falcone, Pierpaolo Filippelli e Vincenzo D’Onofrio) insieme al procuratore aggiunto Rosario Cantelmo. All’imprenditore erano contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta e vari episodi di corruzione. I pm avevano chiesto una condanna a dieci anni, considerandolo promotore dell’organizzazione messa in piedi per «l’aggiudicazione di appalti pubblici attraverso la predisposizione di bandi di gara formalmente regolari ma in realtà modulati sulle caratteristiche tecniche e operative delle imprese riconducibili al gruppo». 

L’inchiesta Global service impegnò per due anni i magistrati partenopei che nel dicembre 2008 ottennero dal gip l’emissione di 13 misure cautelari dopo averne chieste a settembre 20. Romeo restò in carcere, nel padiglione Avellino di Poggioreale, per 79 giorni prima di essere rimesso in libertà dallo stesso gup Campoli perché, con la richiesta di rito abbreviato avanzata dal suo legale, Bruno von Arx (che si è detto «completamente soddisfatto» della sentenza, perché «restituisce piena dignità a Romeo»), venivano meno il pericolo di fuga e quello di inquinamento delle prove. Dalle intercettazioni legate a questa inchiesta vennero fuori anche i nomi dei parlamentari Renzo Lusetti e Italo Bocchino, la cui posizione è stata stralciata, e Francesco Rutelli, sentito solo come persona informata dei fatti.

Erano quattro gli ex assessori della giunta comunale di Napoli arrestati il 17 dicembre 2008 e assolti dopo 15 mesi: Enrico Cardillo, dimessosi poco prima della bufera giudiziaria, Giuseppe Gambale, Ferdinando Di Mezza, Felice Laudadio. Un altro ex assessore, Giorgio Nugnes, coinvolto nelle indagini e già arrestato per gli scontri a Pianura durante l’emergenza rifiuti all’inizio del 2008 si era suicidato poco prima degli arresti. A Romeo, per la presunta corruzione di Mautone, è stata applicata la pena accessoria del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per due anni.

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