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FIRENZE (Reuters) – Il giudice del tribunale di Firenze, Alessandro Nencini, ha condannato 27 persone, tra cui l’amministratore delegato di Impregilo, per lo smaltimento illecito di rifiuti durante i lavori di costruzione della tratta ferroviaria ad alta velocità Firenze-Bologna.
Una donna aspetta il treno alla stazione Termini a Roma. REUTERS/Max Rossi
Alberto Rubegni, presidente di Cavet (Consorzio Alta Velocità Emilia Toscana) e amministratore delegato di Impregilo — la società che detiene circa il 75% del consorzio che ha avuto in appalto i lavori Tav — è stato condannato a cinque anni di reclusione per smaltimento illecito di rifiuti insieme al consigliere delegato di Cavet Carlo Silva e al direttore generale Giovanni Guagnozzi.
Il consorzio è stato anche condannato a un risarcimento complessivo di 150.160.000 euro, dei quali 50 milioni ciascuno a favore di ministero dell’Ambiente, Regione Toscana e provincia di Firenze, e la somma restante ad altri piccoli comuni.
Gli imputati — di cui 13 facenti parte di Cavet e 14 dipendenti di ditte subappaltatrici responsabili di discariche e aziende di trasporto — sono stati assolti invece dal reato di danneggiamento di corsi d’acqua e pozzi privati perché, secondo il giudice, non esiste il reato di danneggiamento colposo. Le parti potranno eventualmente procedere in sede civile.
“La sentenza ridimensiona di molto l’impianto accusatorio, come dimostra il fatto che imputati sono stati assolti da accusa di truffa e danneggiamento”, ha detto a Reuters uno dei legali di Cavet, Eriberto Rosso. “Leggeremo le motivazioni della sentenza e lavoreremo per impugnarla, siamo convinti che in appello non rimarrà nulla”.
Il presidente di Impregilo, Massimo Ponzellini, ha confermato “stima e fiducia nei confronti dell’amministratore delegato Alberto Rubegni e degli altri dirigenti del Consorzio Cavet”.
“Questi sentimenti sono totalmente condivisi da tutto il management di Impregilo, che esprime solidarietà ai propri colleghi coinvolti nel processo. Rimane incrollabile la fiducia nella giustizia, come sempre nei prossimi gradi”, ha aggiunto.
I pm Gianni Tei e Giulio Monferini avevano chiesto complessivamente condanne per 180 anni, dei quali 10 anni ciascuno per i tre vertici del consorzio.
La pubblica accusa aveva anche chiesto una condanna per furto d’acqua ma è stata sollevata la questione di costituzionalità.
Per l’accusa, i lavori della Tav, tra prosciugamento di torrenti e falde acquifere e la contaminazione provocata dallo smaltimento dei residui di escavazione, hanno provocato danni per 751 milioni di euro. L’inchiesta, raccolta in oltre 100 faldoni e 3 dvd, aveva portato nell’estate 2001 anche al sequestro temporaneo dei cantieri.