Il Secolo XIX
Uccisero per una banalità, per un pugno di briciole che la vittima fece cadere sui pantaloni di uno dei due killer. Tino Pisano, trent’anni, era stato freddato con due colpi di pistola sparati in mezzo alla strada a Begato il 22 giugno scorso, durante la partita Italia-Spagna valevole per gli Europei. Per quell’omicidio questa mattina il giudice Adriana Petri ha condannato a trent’anni Giuseppe Brancato, e a dieci il figlio Luca. La madre della vittima (assistita dagli avvocati Stefano Boero e Giorgio Zunino) dopo il verdetto è scoppiata in lacrime: «Nessuno me lo restituirà – ha detto – ma almeno giustizia è stata fatta».
Pisano, abitante in via Ravel, con precedenti per rapine commesse fino a 22 anni prima che la sua vita si raddrizzasse completamente grazie alla famiglia e al lavoro, raggiunse il circolo “Valtorbella” per assistere al match in diretta tv. Anche Giuseppe Brancato, imprenditore edile che tempo prima si era trasferito da Begato a via delle Tofane (alture di Rivarolo) stava facendo la stessa cosa. Quando il primo si alzò, pulì d’istinto il tavolo e le briciole finirono sulla scarpa dell’altro. Tutto qui.
Litigarono ancora un po’ nel bar, quindi fuori dove la Porsche “Boxter” dell’assassino bloccava l’auto della vittima; entrambi si allontanarono ma rientrarono poco più tardi, per assistere alle battute conclusive di Italia-Spagna. Si profilavano i calci di rigore quando Pisano uscì ancora e incrociò Brancato che era in compagnia del figlio. Nuova lite, due schiaffi e Tino seguì minaccioso per alcuni metri il suo assassino. Il quale aveva estratto una calibro 9, uccidendolo con un colpo alla gola e poi sparando un’altra volta per farsi largo: quel colpo ferì due persone, che hanno chiesto risarcimenti. Sia il padre che il figlio si dileguarono sulla stessa auto. Luca si consegnò nel giro di pochi giorni e suo papà venne catturato in Sicilia.