No all’acqua pubblica in Toscana

di Marco Ottanelli – DemocraziaLegalità

Quando mai, dico, quando mai, una proposta di legge popolare è stata accolta e tradotta nell’ordinamento da parte di una assemblea legislativa? Mai, appunto.

Si ricordano centinaia di proposte, con allegate le migliaia di firme regolari e certificate, sui temi più disparati, nessuna delle quali è giunta ad approvazione. Comprese le più alte e nobili. Tutte abbandonate nel dimenticatoio. L’unica legge popolare approvata, alquanto snaturata però, è stata quella di Libera sui beni delle mafie, e abbisognerebbe di un profondo aggiustamento.

Ecco perché stupisce l’ingenuità con la quale più di 42.000 cittadini toscani (tra i quali anche chi scrive, sia chiaro) hanno fiduciosamente firmato la Proposta di Legge Popolare per la Ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, in altre parole, per riportare acqua e acquedotti allo stato di enti pubblici, dopo che negli anni scorsi sono stati privatizzati.

Parlo di ingenuità, perché i 42 mila cittadini e tutte le associazioni promotrici si immaginavano che la loro proposta potesse essere presa in considerazione, come se da un giorno all’altro la regione Toscana ed i Comuni (precursore, azionista e capofila, quello di Firenze) avessero accettato di smontare il baraccone della Publiaqua spa, la partecipata della quale fanno parte, appunto, comuni, enti e privati, che ha in gestione quasi tutti gli acquedotti del territorio.

Come se i nostri politici volessero smantellare una serie di consigli di amministrazione dove i loro uomini e i loro plenipotenziari percepiscono stipendi che sono di centinaia di migliaia di euro.

Come se Gaetano Caltagirone, la Impregilo (gruppo Fiat) e la Suez (multinazionale dell’energia) si allontanassero scusandosi, dopo aver comprato il 40% di Publiaqua tramite la ACEA, paradossalmente a sua volta controllata per il 50% dal Comune di Roma, quello del compagno Veltroni.

Come se U. Cecchi (presidente della Publiaqua, diessino) si dimettesse da un giorno all’altro, dopo che il suo partito ha cambiato una legge per fargli ottenere un terzo mandato, quando prima ciò era espressamente vietato.

Come se Del Vecchio, (presidente dell’ATO 3, l’ente che, scatola cinese dopo scatola cinese, delega a Publiaqua il controllo degli acquedotti) tornasse a fare il segretario della federazione DS di Prato senza protestare.

Come se i comuni di Firenze, Prato, Pistoia e gli altri 46 del consorzio volessero pacificamente rinunciare ai proventi che gli spaventosi aumenti dell’acqua potabile della gestione privata gli fruttano.

Come se coloro che hanno voluto, votato, inventato tutto ciò, mollassero l’osso, dopo aver costruito ben 4 “sottosocietà” (Publiacqua spa: 28 consiglieri, molti politici, amministratore delegato: A. Bossola, nominato da Acea ; Publiacqua Ingegneria, Publiacqua Utenti, Mau (pulizie dei tombini…sic!): 6 consiglieri ovviamente tutti in quota ai partiti, più la umanitaria e benemerita Water Right Foundation, che devolve un centesimo di euro per metro cubo di acqua consumata dagli utenti e calcolati sugli utili societari a sostegno di progetti di cooperazione decentrata in campo idrico in paesi dove esiste una strutturale penuria di acqua, e della quale sono soci la Caritas diocesana di Firenze e quella di Fiesole.

Ma scherziamo. Ed infatti, il giorno 22 novembre ’06, il Consiglio Regionale della Toscana ha rigettato, cancellandola, la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, con il voto compatto dei Consiglieri Ds, Margherita, Sdi, Udc, Forza Italia e An. Gli unici Consiglieri che hanno votato a favore sono stati quelli di Prc, Pdci e Verdi.

Come ha scritto un cittadino di Pistoia, i Consiglieri Regionali dei Ds e della Margherita, hanno deciso di sgombrare il tavolo dalla nostra proposta di legge, cestinandola, dimostrando cosi, ancora una volta, la falsità delle loro parole quando parlano di democrazia partecipata…. su cui, da tempo, fanno persino un sacco di costosi convegni per arrivare ad una Legge Regionale sulla partecipazione

Aggiungo che costosi, pomposi ed ipocriti convegni vengono organizzati dai comuni, le provincie e la stessa Regione Toscana di sinistra per la “difesa dell’oro blu”, cioè dell’acqua, che, in un colmo di ipocrisia, viene definita bene pubblico inalienabile dalle stesse persone che magari siedono in uno dei tanti consigli di amministrazione che gestiscono gli acquedotti privatizzati della Toscana.

Insomma, ancora una volta, alla consorteria del potere economico, ha tentato di opporsi la debolezza dei diritti dei cittadini, diritti infrantisi prima ancora di poter essere esercitati.

E si sono infranti contro un muro bipartisan che, nell’ottica di una presunta modernizzazione, grava pesantemente sia sulla economia familiare dei toscani, sia sul concetto stesso di diritto ai beni primari.

Il parere del difensore civico, Morales, che obbligherebbe Publiaqua a restituire il deposito di 35 euro a famiglia forzosamente prelevato qualche anno fa, giace dimenticato in qualche cassetto. Accanto, probabilmente, a quello che una volta era lo spirito di sinistra di certi partiti.

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