Aggiornamenti Ansa del 12.04 ed i comunicati (al 13.04) delle associazione dei magistrati

11 aprile 2006 ARRESTATO BERNARDO PROVENZANO

PROVENZANO: ORA SI INDAGA SULLE LETTERE DEL BOSS

Ansa 12.04.06 ore 9:12

PALERMO – Il contenuto delle lettere trovate ieri dagli investigatori nel covo di Bernardo Provenzano ha portato a nuovi accertamenti, disposti dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e dai pm Michele Prestipino e Marzia Sabella.

I magistrati per tutta la notte hanno esaminato, insieme agli investigatori dello Sco e della Mobile di Palermo, i “pizzini” recuperati nella masseria-ufficio di contrada Montagna dei Cavalli dove è stato arrestato il boss.

Si tratta di messaggi arrivati da diverse zone della Sicilia da parte dei capimafia locali in cui fanno riferimento a diversi argomenti che interessano l’organizzazione mafiosa, in particolare la gestione di alcuni appalti.

Nelle lettere vi sono anche molti riferimenti a persone che fino adesso non sarebbero state mai sfiorate dalle indagini giudiziarie.

La procura di Palermo ha disposto il fermo di tre persone accusate di favoreggiamento nei confronti del boss Bernardo Provenzano. Si tratta di corleonesi che secondo l’accusa avevano il compito di portare al capo di Cosa nostra i messaggi che arrivavano da tutta la Sicilia.

Il provvedimento, firmato dal procuratore aggiunto di Palermo, Giuseppe Pignatone e dai pm della Dda, Marzia Sabella e Michele Prestipino, è stato eseguito dagli uomini della Squadra mobile e dello Sco. Si tratta dello stesso gruppo investigativo che ieri mattina ha curato la cattura del latitante corleonese, che era ricercato da 43 anni.

Gli inquirenti stanno iniziando a chiudere le indagini sui favoreggiatori di Provenzano. La polizia ha scoperto gli uomini che nell’ultimo anno avrebbero aiutato il vecchio padrino a restare ancora nell’ombra.

Proseguono intanto le indagini tecnico-scientifiche da parte della Polizia di Stato nel casolare dove ieri è stato arrestato il boss Bernardo Provenzano. Un pool di investigatori composto da sei esperti dell’Ert (Esperti ricerca tracce) della Polizia Scientifica della Direzione Centrale Anticrimine è infatti appositamente giunto stanotte a Palermo da Roma. Essi proseguiranno i rilievi nel casolare che si trova nelle campagne di Corleone dove ieri è stato catturato Bernardo Provenzano.

DIRETTORE SCO, DA LUI NESSUN SEGNALE VOLER PARLARE
“Bernardo Provenzano non ha dato alcun segnale di voler parlare, ha mostrato un’estrema compostezza”, così il direttore del Servizio centrale operativo (Sco) della Direzione anticrimine centrale (Dac) della Polizia di Stato, Gilberto Calderozzi, in diretta dagli studi di Milano alla trasmissione di Costanzo ‘Tutte le mattine’.

Il direttore dello Sco ha spiegato che le forze dell’ordine sono arrivate all’arresto di Provenzano attraverso un gruppo di lavoro specifico, che si è adattato al tipo di territorio e alla cultura del soggetto. Alla domanda del giornalista Fabio Tamburini sull’eventuale rapporto tra le elezioni e l’arresto del capomafia, Calderozzi ha risposto che “ieri mattina sono intervenuti nuovi elementi che hanno fatto decidere l’intervento”.

Il corrispondente de ‘La Stampa’ a Palermo Francesco La Licata, presente alla trasmissione insieme al direttore dello Sco, ha detto che “la mafia dovrebbe aver contemplato la possibilità dell’arresto, e che dovrebbe avere già idee per il successore. In particolare si parla di Salvatore Lo Piccolo se Cosa Nostra vuole continuare la politica di mediazione di Provenzano, e del giovane Matteo Messina Denaro se invece l’organizzazione criminale vuole tornare alle maniere forti.

Il direttore dello Sco ha inoltre confermato che esperti Ert stanno svolgendo indagini tecnico-scientifiche nel casolare, “stanno cercando qualsiasi indicazione per possibili rapporti del capomafia con l’esterno, e per collegare situazioni precedenti”.

I COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI DEI MAGISTRATI

Il gruppo di “Unità per la Costituzione” esprime il più vivo apprezzamento per l’opera dei magistrati di Palermo e delle forze dell’ordine, che, con il loro straordinario impegno, hanno conseguito un risultato storico per la lotta alla mafia, assicurando alla giustizia il capo di “Cosa Nostra”, latitante da oltre 40 anni e protagonista di una strategia di “sommersione” volta a ricostituire quello stretto raccordo con il mondo economico e politico che, per decenni, ha condizionato pesantemente la realtà siciliana e nazionale.

Dietro questo successo dello Stato, ci sono gli ideali, lo spirito di sacrificio, il coraggio, la elevatissima professionalità di magistrati che hanno raccolto l’eredità di Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, con la ferma convinzione di dover costruire un futuro migliore per il nostro paese.

Sostenere ogni giorno la loro opera è un impegno prioritario per il gruppo di “Unità per la Costituzione” e per tutta la magistratura associata, ben consapevoli che smantellare il sistema di potere mafioso rappresenta uno snodo essenziale per lo sviluppo dello Stato di diritto e della democrazia in Italia.

Mariano Sciacca, Segreteria Nazionale Unità per la Costituzione

La Sezione distrettuale di Palermo dell’Associazione nazionale magistrati esprime viva soddisfazione per l’esito positivo del complicato e faticosissimo lavoro delle forze di polizia e dei colleghi tutti, che ha consentito di porre termine alla lunga latitanza e di assicurare alla giustizia l’esponente di vertice dell’associazione mafiosa “cosa nostra”.
Nel contempo esprime la certezza che la cattura di Provenzano non farà arrestare nemmeno per un istante le attività e gli sforzi delle Istituzioni, delle forze sociali sane e della maggioranza dei cittadini siciliani,
indirizzati al definitivo sradicamento del fenomeno della mafia.

Il presidente Fabrizio Vanorio


Riflessioni sulla cattura di Provenzano

di Ignazio Juan Patrone, Segretario generale di Magistratura democratica
La cattura di Provenzano, dopo 43 anni di latitanza, è una tappa importante nella lotta contro “cosa nostra” e rappresenta un successo per la Polizia e tutte le istituzioni della Repubblica, per la magistratura palermitana in primis. Un latitante in meno, di quel calibro e con quelle condanne definitive, è una notizia buona, anzi ottima, per tutti noi. Provo però, con la cautela del non-esperto, a fare ad alta voce qualche considerazione per così dire a lato.
In questi ultimi anni era stata creata una sorta di “attesa mediatica” per questo evento tanto atteso, dipinto quasi come una palingenesi del fenomeno mafioso. Gli identikit pubblicati periodicamente da tv e giornali, le notizie trapelate sulle sue fughe all’estero per curarsi, l’aura di “primula rossa della mafia” costruita attorno a questo delinquente, mi sembra che abbiano distratto l’attenzione dell’opinione pubblica dall’evolversi del fenomeno mafioso, in Sicilia e altrove; dagli intrecci tra criminalità, politica ed affari; dalla necessità che il contrasto alla criminalità organizzata debba essere un obiettivo primario della politica e della vita civile, in una parola: “della Repubblica”, e non una competenza delegata solo alle forze dell’ordine e alla magistratura inquirente (salvo poi accusare quest’ultima ogni volta che cerca di veder oltre e di passare dal livello militare a quello economico e politico).
Non vorrei insomma che, catturato colui che ci è stato indicato come il boss dei boss, tutti si lasciassero andare a pur meritati apprezzamenti e lodi,
senza pensare al fatto che da domani (meglio: da oggi) la mafia resterà quello che era e quello che è, assorbendo tranquillamente quella che appare
essere indubbiamente una sua sconfitta.
Rilevo ad esempio che in Calabria, dove non esiste “un provenzano” da cercare e da “mostrare” come un trofeo, la n’drangheta sembra prosperare su
droga e appalti e uccide giornalmente, senza che sulla grande stampa e sulle tv se ne veda traccia, se non nei casi “nazionali”, come è stato quello di
Fortugno.
Nel momento della gioia per una cattura attesa e dovuta dobbiamo quindi rilanciare il dibattito e raccogliere l’invito della ANM di Palermo: la cattura di Provenzano non dovrà far arrestare nemmeno per un istante le attività e gli sforzi delle istituzioni, delle forze sociali sane e della maggioranza dei cittadini siciliani, indirizzati al definitivo sradicamento del fenomeno della mafia”: fenomeno che, visto da un non-informato come me, sembra che si sia esteso e radicato ulteriormente sul territorio nazionale, anche fuori dalle sue tradizionali zone di influenza e controllo.
Ciò vale a Palermo come a Catania e Messina, a Reggio come a Locri e Catanzaro, o in Puglia, o in Campania.

 

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