Corriere della Sera
Dal ’91 la località è teatro della faida tra gli Strangio-Nirta e i Pelle-Romeo
Bocche cucite a San Luca, paesino fantasma
Nel piccolo centro del Reggino da cui provengono le sei vittime di Duisburg nessuno commentare quanto accaduto in Germania
SAN LUCA (Reggio Calabria) – È una città fantasma San Luca il giorno di Ferragosto. Nel piccolo paesino dell’Aspromonte, 4mila anime appena, tutti tengono le bocche cucite e si rifiutano di commentare l’agguato di Diusburg. Nessuno vuole spendere una parola su quello che è solo l’ultima pagina di una guerra che dura dal 1991, quella degli Strangio-Nirta e i Pelle-Romeo. I carabinieri di San Luca scortano i cronisti per il paese, in un clima surreale, fatto di sguardi e silenzi, in cui l’unico rumore è quello delle tapparelle che si affrettano a chiudersi dinanzi alle telecamere. Non hanno voglia gli uomini in divisa di parlare dell’ennesima «mattanza» di Duisburg. Per le strade, oltre alle poche macchine degli abitanti che si spostano per andare al mare, girano una camionetta ed una pattuglia dei carabinieri che controllano la situazione. Il paese non sembra tradire alcuna emozione o reazione per la strage tedesca. Vicino al cimitero, dove riposa anche Maria Strangio, uccisa a Natale nell’agguato che ha riaperto le ostilità tra i due clan rivali, campeggia una scritta rossa: «…ma l’anima non muore…». Un frase che oggi ha il gusto dell’avvertimento più che della premonizione.