Esplosivo nelle mani delle cosche

Corriere della Sera

I due clan hanno sempre usato armi leggere, ora potrebbero non bastare
San Luca, esplosivo nelle mani delle cosche
Perquisite 50 abitazioni nella Locride: gli uomini sono fuggiti
La lunga catena di delitti di una guerra familiare iniziata nel ’91

REGGIO CALABRIA — I timori per una possibile risposta alla strage di Duisburg si legano, in Calabria, alle preoccupazioni che gli inquirenti hanno sulle modalità che le cosche di San Luca potrebbero mettere in atto per vendetta. Sin qui, nella faida tra i Nirta-Strangio e i Pelle- Vottari, sono state usate armi leggere. Pistole di grosso calibro e la cosiddetta «lupara», strumento di morte che la ‘ndrangheta ha sempre adoperato per le sue missioni assassine. Questo armamento potrebbe però non essere più sufficiente per assalti o imboscate, anche perché appare difficile dopo la strage in Germania (ma lo era anche prima), che personaggi simbolo delle due fazioni o semplici fiancheggiatori, si facciano notare in giro per San Luca o nella Locride.

C’è tanta paura tra i sanluchesi e non solo tra chi appartiene alle famiglie in lotta. Tra gli inquirenti si fa strada in queste ore la percezione che le cosche di San Luca potrebbero utilizzare esplosivo o bazooka per distruggere i nemici in un sol colpo. La ‘ndrangheta ha impiegato l’esplosivo una sola volta negli ultimi venti anni: per uccidere l’imprenditore Domenico Gullaci, saltato in aria mentre avviava il motore della sua Mercedes, a Marina di Gioiosa Jonica. Il bazooka, invece, è un’arma che la ‘ndrangheta utilizza in determinate circostanze e per bersagli difficilmente raggiungibili. Come nel caso del boss di Isola Capo Rizzuto Carmine Arena, ucciso dentro la sua auto blindata.

Questi scenari fanno ripiombare la Locride nella cupa atmosfera che si respirava ai tempi dei sequestri di persona, quando imprenditori e facoltosi uomini d’affari (poi emigrati) si barricavano in casa, per paura di essere rapiti. A San Luca, invece, l’ordine è fuggire il più lontano possibile e non lasciare tracce. Nelle case non c’è più nessuno, come hanno potuto constatare carabinieri e polizia che ieri hanno perquisito circa 50 abitazioni di sospettati. Gli uomini hanno abbandonato il territorio. Dopo la strage di Duisburg nessuno si sente più al sicuro. I sanluchesi però in questi anni si sono costruiti un futuro molto solido aprendo attività commerciali in tutta la provincia di Reggio Calabria, in particolare nella Locride. Negozi di gran lusso, ristoranti i cui proprietari sono Pelle, Vottari, Strangio, Nirta, proprio le famiglie che si combattono nella faida. Questa collocazione imprenditoriale spalmata in tutta la Locride, preoccupa gli inquirenti perché ampia il ventaglio dello scontro armato. Ieri a Reggio Calabria Polizia e Carabinieri, guidati dal direttore del Dac Francesco Gratteri e dal vicecomandante del Ros Mario Parente, hanno riunito i loro vertici provinciali. Con i magistrati della Dda si è discusso su come affrontare l’emergenza. In serata si è anche riunito il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Francesco Musolino.

Carlo Macrì

 

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