Una talpa nel Palazzaccio, il pm spiava gli altri giudici

la Repubblica

Fughe di notizie, fascicolo presto a Torino

di Massimo Calandri e Marco Preve

Il fascicolo sarà inevitabilmente trasmesso a Torino, perché nell´inchiesta è finito anche il nome di un magistrato genovese. Un pubblico ministero. Uno che paradossalmente è considerato piuttosto taciturno, di pochissime parole. Il computer è il suo, e sua è la password con cui – attraverso il Registro Generale – qualcuno ha dato un´occhiata alle inchieste di altri giudici. Il giorno dopo le «visite» informatiche, il giornalista di un quotidiano avrebbe pubblicato delle notizie in esclusiva. E allora l´ipotesi investigativa – perché di questo si tratta, almeno per il momento – è che il «visitatore» abbia passato le informazioni al cronista. Il procuratore Francesco Lalla non commenta, ma è chiaro che l´imbarazzante vicenda ha creato non poca tensione, al nono piano del palazzo di giustizia.

Chi è la «talpa» della procura? La domanda fa il paio con quella relativa alle presunte rivelazioni. Si parla dell´inchiesta sulla corruzione e la turbativa d´asta nel porto di Genova, quella che aveva portato all´arresto dell´ex presidente dell´Authority, Giovanni Novi. In quel caso, titolari dell´indagine erano – e sono – Walter Cotugno ed Enrico Zucca. Tutto suggerisce, quindi, che le «talpe» non siano loro. Un´altra supposta esclusiva sarebbe quella relativa alla vicenda degli aborti illegali, uno scandalo che era costato la vita ad un ginecologo, morto suicida. Il pubblico ministero inquirente? Sabrina Monteverde.

Cancelliamo anche lei dalla lista. No, decisamente non è lei, la «talpa». Terzo ed ultimo – fantomatico – scoop, le indiscrezioni sull´ultima Tangentopoli all´ombra della Lanterna, delicata vicenda gestita dal pm Francesco Pinto. Che non è lo spione, proprio no.

I frequentatori del tribunale giurano che lo scandalo corra sulla bocca di tutti da alcuni giorni. Non a caso della vicenda ha cominciato a parlare ieri il Corriere Mercantile, titolando sui «veleni a palazzo». Veleni. Mai termine fu più appropriato. Secondo i bene informati, allo sconcerto ha presto fatto spazio l´indignazione dei colleghi che quasi non ci vogliono credere: perché pare impossibile che un pm possa raccontare ad estranei particolari su indagini gestite da altri. Ed è proprio per questo che saranno necessari nuovi accertamenti, nella flebile speranza che qualcuno possa aver utilizzato il terminale – e il codice segreto – del magistrato finito nel mirino. Gli atti della delicata vicenda sarebbero stati inseriti in un fascicolo precedentemente aperto nei confronti di uno, forse due giornalisti, accusati di «pubblicazione arbitraria di atti coperti da segreto istruttorio». Un reato piuttosto comune, tra i cronisti, estinguibile con una multa di poche decine di euro. Diversa, e molto più grave, sarebbe invece l´imputazione nei confronti del pubblico ufficiale che rivela segreti d´ufficio.

Vale anche la pena di segnalare che nei giorni scorsi sarebbe stato aperto un altro fascicolo ancora, ipotizzando il favoreggiamento, nei confronti del giornalista di un settimanale che ha pubblicato notizie circa la recente inchiesta del pm Pinto sulle presunte «mazzette» agli amministratori del Comune di Genova. Ma questa è un´altra storia.

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