
Le operazioni Maglio 3 e Maglio 1 – quest’ultima relativa al Basso Piemonte e coordinata dalla DDA di Torino – costituiscono un passaggio fondamentale dell’azione giudiziaria contro la ’ndrangheta nel Nord-Ovest. Collegate alle inchieste Crimine–Patriarca, Infinito–Tenacia e Minotauro, ripresero e svilupparono il lavoro della storica indagine Maglio, condotta dal ROS dei Carabinieri tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila (sotto il coordinamento del pubblico ministero Anna Canepa della DDA di Genova, e successivamente archiviata dall’autorità giudiziaria genovese.
Insieme all’operazione La Svolta, riguardante le articolazioni di Ventimiglia e Bordighera, Maglio 3 contribuì al riconoscimento giudiziario della presenza e dell’operatività della ’ndrangheta in Liguria. Le pronunce della Cassazione sulla cosiddetta “mafia silente” permisero di superare un radicato negazionismo istituzionale, facendo emergere responsabilità e sottovalutazioni anche negli ambiti politico, amministrativo e giudiziario.
Questa pagina raccoglie gli atti dell’inchiesta — intercettazioni, annotazioni di polizia giudiziaria, verbali e sentenze del procedimento celebrato con rito abbreviato — offrendo uno spaccato della struttura e delle modalità operative della ’ndrangheta. La documentazione mostra una rete di relazioni e cointeressenze con settori dell’economia e della politica, capace di incidere sulle dinamiche territoriali e sulle competizioni elettorali.
Restano, tuttavia, alcune significative zone d’ombra riguardanti il Savonese e lo Spezzino, con particolare riferimento al territorio di Sarzana. Come già emerso dalla precedente indagine Maglio, anche questo nuovo tassello pone in evidenza le connessioni e le forme di collaborazione tra la ’ndrangheta e le altre organizzazioni mafiose radicate da decenni in Liguria, tra cui Cosa Nostra e la Camorra.
Molteplici elementi emersi dall’attività investigativa del ROS — segnata anche da una grave fuga di notizie che rischiò di comprometterne l’esito — erano già stati individuati e denunciati, nel corso degli anni, dalla Casa della Legalità.