FORTUGNO: SEQUESTRO TABULATI E-MAIL GIORNALE CALABRIA ORA
La Polizia Postale ha notificato oggi alla redazione ed al direttore del quotidiano “Calabria Ora”, Paride Leporace, un decreto di acquisizione di tabulati telefonici ed informatici relativi al traffico di posta elettronica di due indirizzi e-mail del giornale. L’iniziativa giudiziaria della Procura della Repubblica del Tribunale di Reggio Calabria, secondo quanto riferito da Leporace, si riferisce alla pubblicazione, da parte di “Calabria Ora”, di stralci della relazione della commissione d’accesso all’Asl di Locri che ha determinato il commissariamento dell’ente per infiltrazioni mafiose. Nei mesi scorsi, la redazione del giornale era stata perquisita dopo la pubblicazione di una prima parte del documento secretato. “Non riesco a spiegarmi quest’ultima iniziativa – ha commentato Leporace – Mentre a Napoli ed in Calabria si verificano fatti ben piu’ gravi, la magistratura si accanisce contro un giornale che ha tentato di pubblicare una relazione che secondo un ministro della Repubblica andrebbe diffusa nelle scuole”. Leporace ha reso noto di essersi rivolto alla Federazione della Stampa affinche’ tuteli il diritto-dovere di cronaca del suo quotidiano.
[ANSA]
COMUNICATO STAMPA dell’Ufficio di Presidenza
Non comprendiamo questo persistente compimento di atti contro chi informa sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta (attualmente la più potente organizzazione mafiosa secondo la DIA) con la politica, le istituzioni e l’economia. Il contenuto di quella Relazione, peraltro, trattando di appalti e gestione di una struttura pubblica devono prevedere la massima trasparenza. Se chi veniva assunto, trattava acquisti, appalti e assunzioni, come chi nelle ditte ed aziende esterne, frequentava o collaborava con ‘ndrine – o peggio vi apparteneva – e pregiudicati è cosa su cui la magistratura deve intervenire, ma che non può e non deve essere taciuta o nascosta.
Ed allora perché si colpiscono coloro che informano, cioè che informano –come loro dovere- i cittadini? In Italia abbiamo avuto troppe esperienze di Procure trasformate in porti delle nebbie, come di legami di parentela o vantaggio privato che hanno condizionato inchieste e processi. Sappiamo che con il tentativo promosso da anni, di assoggettare la magistratura al Potere esecutivo, si può aver inciso e condizionato al cedimento di alcuni, ma abbiamo piena fiducia nella Magistratura autonoma e indipendente e per questo siamo nuovamente sbigottiti per questa nuova notizia.
Non comprendiamo come non si vadano a prendere i mafiosi, si trattino con i guanti di velluto i politici e affaristi corrotti, e si tratti da “criminali patentati” coloro che informano i cittadini.
Alla redazione di Calabria Ora va, come a quella di Democrazia e Legalità, la nostra solidarietà che si associa nell’invito portato alla Federazione della Stampa di tutelare il diritto di cronaca.
Crediamo che per sgombrare il campo da ogni sorta di dubbio, fare chiarezza su questi ultimi fatti, in una procura delicata ed esposta come quella di Reggio Calabria, sia necessario un intervento del CSM al fine di ridare piena fiducia nell’azione giudiziaria.
Infatti quale idea si può formare in un cittadino, in uno dei tanti ragazzi di Locri o di Lamezia (tanto e sempre, anche a sproposito, sulla bocca di tutti), quando vede che ad essere colpiti non sono gli assassini, i caporali, i mandanti –a volto coperto o scoperto, magari ben nascosti tra colletti bianchi di architetti, medici, imprenditori e quant’altro- ma coloro che con il proprio lavoro, la serietà e professionalità, contribuiscono ad informare e quindi al formarsi di una coscienza libera e critica. Vedere colpiti coloro che danno notizia dell’intreccio tra mafia-politica-affari, cioè della degenerazione del Potere che sottrae risorse alla comunità ed allo sviluppo, ed al contempo impuniti i criminali (pregiudicati o prescritti, oppure assolti con insufficienza di prove, come troppo spesso nei processi di mafia avviene), non contribuisce certo a creare quella sintonia tra società civile e magistratura, per rendere effettivo il contrasto alle mafie: quello civile e culturale e quello giudiziario e repressivo. Due azioni che singolarmente sono deboli, cioè insufficienti, me che insieme diventano determinanti. Perché qualcuno vuole andare nella direzione opposta? Perché qualcuno vuole impedire questa sintonia?
Se quando – e non si tratta di adesso, ma di mesi e mesi addietro –la Relazione era secretata, qualcuno l’ha diffusa è indubbiamente necessario individuare il responsabile. Ma per individuare tale “fuga di notizie” occorre andare a vedere negli Uffici dove tale Relazione era depositata (Ministero degli Interni, Prefettura, Procura ed altri Uffici dello Stato). Infatti chi la riceve non l’aveva prima!
Andare a reprimere chi, quando questa Relazione non è più secretata, la pubblica e diffonde, non aiuta certo a individuare chi in allora ha iniziato a diffonderla violando il segreto d’Ufficio, e non individuando questi, si va a propria volta a violare chi svolge il diritto-dovere di informare (visto che la relazione amministrativa –non giudiziaria- del Ministero degli Interni non è più secretata e lo stesso vice Ministro, Minniti, ne propone la distribuzione e studio nelle scuole). E poi quella Relazione l’abbiamo pubblicata anche noi. L’ha diffusa, certamente con più letture di quelle sul sito di Democrazia e Legalità, sul nostro e dei lettori di Calabria Ora, tutti sommati, il sito del quotidiano la Repubblica del gruppo l’Espresso. Ne ha parlato ampiamente la trasmissione Rai AnnoZero. In ultimo il Sole 24 Ore, con la sua radio, la legge quotidianamente nella trasmissione Reporter 24, con possibilità di ascolto on line ed anche possibilità di scaricarla e riascoltarla.
Allora, perché iniziative tanto eclatanti per individuare chi in questo modo non sarà mai individuato? E soprattutto perché colpire, quale vi fosse una volontà intimidatrice, coloro che diffondono tale Relazione ormai pubblica da tempo? Riusciremo mai ad avere queste risposte? Riusciremo mai a sapere perché questa Relazione amministrativa è tanto scomoda da spingere tanto accanimento?
Preoccupazione dell’Ordine dei giornalisti e della FNSI
02/11 L’Ordine dei giornalisti della Calabria ed il Sindacato regionale dei giornalisti, in una nota, esprimono “preoccupazione e sconcerto” sull’acquisizione da parte della Procura della Repubblica di Reggio Calabria dei messaggi di posta elettronica giunti al direttore del quotidiano ‘Calabria Ora’, Paride Leporace, nell’ambito dell’inchiesta sulla pubblicazione, da parte del quotidiano calabrese, della relazione redatta dalla Commissione d’accesso nell’Azienda sanitaria di Locri. “Si tratta – sostengono Ordine e Sindacato dei giornalisti – di un ulteriore oggettivo elemento di condizionamento della libertà di stampa, oltre che di una, certo involontaria, intromissione nella privacy del direttore di ‘Calabria Ora’. Non sfugge infatti a nessuno come, accanto ai messaggi di posta elettronica che, sulla base di quanto sostenuto nell’ordine di acquisizione, si vorrebbero trovare ed utilizzare a fini di giustizia, il provvedimento incida su una sfera assolutamente privata e costituzionalmente garantita. Ci auguriamo che nella situazione di degrado politico ed istituzionale che la vicenda Fortugno ha portato crudamente alla luce, alla fine a fare la parte dei ‘cattivi’ non siano i giornali ed i giornalisti che hanno il delicato compito di informare, anche attraverso la pubblicazione di documenti che rappresentino gli scenari in cui sono maturati eventi tragici in relazione ai quali l’opinione pubblica attende ancora risposte esaustive dalle strutture dello Stato deputate a fornirle”
A repentaglio la libertà di stampa
02/11 “Ancora una volta in Calabria la libertà di stampa viene messa a duro repentaglio”. Lo sostiene il direttore del quotidiano Calabria Ora, Paride Leporace, facendo riferimento all’acquisizione disposta dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria delle e-mail giunte al giornale nell’ambito dell’inchiesta sulla pubblicazione della relazione sull’Azienda sanitaria redatta dalla Commissione d’accesso antimafia. “La Procura di Reggio Calabria – aggiunge Leporace – ha sequestrato decine di messaggi della mia posta elettronica da dove dialogo con i lettori, fonti e istituzioni. Potevano convocarmi per poter scegliere se avvalermi del mio diritto a preservare il segreto professionale. Secondo il viceministro Marco Minniti la relazione d’ accesso all’ Azienda sanitaria di Locri andrebbe letta nelle scuole. Il sito di Repubblica l’ ha pubblicata nei suoi titoli di testa. Come Giordano Bruno ‘non devo, non voglio pentirmi, non ho di che pentirmi ne’ ho materia di cui pentirmi e non so di cosa mi debba pentiré. Ho pubblicato la relazione d’ accesso dell’Azienda sanitaria di Locri per fare conoscere notizie di pubblico interesse. Le perquisizioni non fermeranno il giornale e la linea editoriale di Calabria Ora. Che dice le cose come stanno”.