Cammino… a Locri – lettera aperta al procuratore nazionale antimafia

La Casa della Legalità a Locri… un’altra tappa del “Cammino contro le mafie”

LETTERA APERTA 
AL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA
Dott. PIERO GRASSO

Ill.mo Procuratore Nazionale Antimafia, Dott. Piero Grasso,

dopo la tappa del “Cammino contro le mafie” a Locri tra il 30 aprile ed il 5 maggio scorsi, abbiamo visto concretamente quella realtà di contrasto netto tra legale ed illegale, tra rassegnazione e voglia di cambiamento, propria di una terra, quella della Locride e della Calabria in generale, che è piegata sotto il potere della ‘ndrangheta, figlio di commistioni, convivenze e connivenze pesanti e diffuse, anche grazie ad una influente attività massonica.

La drammatica realtà della ASL di Locri testimonia il livello di infiltrazione e di “collaborazione” del potere pubblico con il potere criminale. I campi sportivi pubblici devastati accanto a quelli privati splendenti dimostra che sono le famiglie mafiose a decidere chi deve guadagnare a danno della comunità e delle nuove generazioni. La cattedrale nel deserto rappresentata dal Porto di Gioia Tauro, con quell’immenso spazio di retroporto inutilizzato, dove le poche navi che attraccano portano quasi sempre carichi di droga e contrabbando, segnano che le Istituzioni sono distanti e non impegnano coerenza ai programmi ed enunciati sullo “sviluppo” nel Mezzogiorno, quale occasione di lavoro e riscatto dei calabresi.

Ma il “Cammino” è stato anche occasione di incontro con realtà di dolore, quale quella delle famiglie oneste a cui sono stati strappati i propri cari dalla violenza, arrogante e barbara, dei mafiosi (affiliati o manovali di quella o questa ‘ndrina). Morti lontano dai riflettori, decine e decine di vittime cadute sotto i colpi di assassini senza scrupoli e che hanno lasciato i propri familiari a dover ricorrere ad avvocati cari per poter sperare nella giustizia.

Non portano nomi importanti, molti di loro erano solo ragazzi che volevano continuare a lavorare e vivere la propria terra in modo onesto e libero, altri erano solo ragazzi, dei bambini. Sono morti lontano dai riflettori, senza cariche, sono morti ammazzati e meritano giustizia.

Bisogna fermare la mattanza che colpisce chiunque, che non rispetta nessuno e che decide di santificare con la morte il giorno dei defunti assassinando un ragazzo di tredici anni, unica colpa essere figlio di un rivale, basta così poco per essere uccisi in questa terra del sud. Nell’assenza di giustizia, nella lontananza delle Istituzioni, la mattanza colpisce uomini dello Stato, come gli agenti delle Forze dell’Ordine impegnati nel loro dovere e colpisce chi nello Stato ripone fiducia scegliendo di non tacere, testimoniare e collaborare per aiutare il riscatto dello Stato e dei tanti calabresi per bene.

E’ dovere garantirla a ciascuno di loro, alle loro famiglie. Solo quando lo Stato riuscirà a garantire tutto questo, si darà forza alla speranza e voglia di cambiamento. La presenza forte delle Forze dell’Ordine è visibile ma non basta, non incide nella cultura, non spinge a fidarsi dello Stato…anche perché mai tutto il territorio può essere controllato e le morti continuano a venire. Un cambiamento culturale, l’incoraggiamento alla rivolta morale e civile, passa dalla mobilitazione di tutte le forze migliori, dall’indagare su ogni omicidio, non solo su quelli eclatanti o di vittime importanti.

Lo Stato deve dimostrare che i cittadini sono davvero uguali, che la vita è sacra per chiunque. E’, infatti, la cultura mafiosa che sancisce ineguaglianze inaccettabili. Lo Stato deve dare il massimo del sostegno e dell’impegno per tutte le vittime e per tutelare, soprattutto, chi non ha ne nomi importanti ne cariche, ma voglia di vivere onestamente, con umiltà e coraggio.

Le chiediamo quindi di mettere la sua competenza e le sue possibilità d’ufficio, consapevoli dell’impegno che già sta portando avanti per il contrasto deciso alle organizzazioni mafiose sia al sud che al nord, per garantire che queste decine e decine di vittime innocenti, come Massimiliano Carbone, abbiano finalmente uno Stato che lavora per tutelarne memoria ed eredità morale e civile, senza abbandonare i famigliari ed i cari che il sangue ha già segnato indelebilmente. E’ questo l’appello che Le portiamo e che abbiamo sentito essere l’appello e la speranza dei tanti movimenti e gruppi di ragazzi della Locride che, da semplici cittadini, vogliono continuare ad aver fiducia nello Stato e vivere nella loro bellissima e martoriata terra.

Questa prossima estate saremo di nuovo a Locri, per un campo di studio, divertimento e lavoro, dove “liberaMente”, con tanti ragazzi e ragazze impegnati concretamente nel sociale, ci si potrà incontrare e percorre ancora il “cammino” lungo la strada di riscatto e liberazione di questa terra. Speriamo di poter reincontrare i volti dei famigliari delle vittime innocenti e senza fama, con un tratto di speranza ad illuminare gli occhi lucidi e rendere più salda la voce spezzata da rabbia e indignazione.

La Casa della Legalità – Osservatorio sulle Mafie

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