Cammino… a Locri – breve rassegna sulla Asl di Locri

breve rassegna stampa sullo scandalo della ASL di LOCRI

Dichiarazione di Elio Veltri-Presidenza nazionale del Cantiere

Prima delle elezioni avevo scritto una lettera aperta, pubblicata da tutti i quotidiani calabresi, al ministro Pisanu, perchè pubblicasse la relazione del prefetto Basilone sull’ASL di LOCRI.

Mi muoveva la certezza che in quella relazione si potessero cogliere le ragioni dell’omicidio Fortugno. I collaboratori del ministro mi hanno detto che la relazione era secretata. Poi il quotidiano “Calabria Ora” ne ha pubblicata la prima parte ma la Digos è arrivata in redazione e ha sequestrato il resto. La lettura della parte pubblicata è sufficiente a capire le seguenti cose:

1) In nessun paese democratico del mondo potrebbe accadere quanto è accaduto nell’ASL di Locri nel silenzio di tutte le istituzioni che avrebbero dovuto intervenire perché tutti sapevano: partiti, prefetto, forze dell’ordine, Regione ( prima e dopo Loiero), funzionari dell’ASL  medici e amministrativi. Quanto ho letto mi offende e mi indigna come cittadino e come calabrese e credo che offenda tutti i calabresi per bene.
2) Il sequestro presso il giornale è molto grave perché fa nascere il sospetto che essendo le responsabilità trasversali e diffuse non si voglia far conoscere la verità ai calabresi  e all’opinione pubblica nazionale che ha seguito con trepidazione il caso Fortugno;
3) Il Cantiere chiede ancora una volta al ministro dell’interno di pubblicare la relazione nella versione integrale perché non può certo interferire nelle indagini della magistratura;
4) Solo la conoscenza dei fatti può indurre il prossimo governo ad occuparsi seriamente della lotta alle mafie e della Calabria;
5) Personalmente giorno 11 nell’Università di Firenze invitato come relatore con Travaglio e Ingroia solleverò la questione.

italy.indymedia – 7.05.06

Agenti della polizia di stato hanno compiuto in serata una serie di perquisizioni nelle redazioni del quotidiano Calabria Ora che, da stamane, ha iniziato a pubblicare la relazione della commissione d’accesso che ha portato allo scioglimento dell’Azienda Sanitaria di Locri per infiltrazioni mafiose.

L’insediamento della commissione era stata disposta dopo l’omicidio del vice presidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Le perquisizioni nelle redazioni del quotidiano Calabria Ora sono state disposte dal sostituto procuratore di Reggio Calabria, Domenico Galletta. Nel corso della perquisizione nella redazione centrale di Calabria Ora a Cosenza, i giornalisti hanno consegnato agli agenti della polizia di Stato il file contenente la relazione relativa alla Asl di Locri. ”Un grave attacco – ha detto il direttore di Calabria Ora, Paride Leporace – alla liberta’ di stampa e di espressione viene perpetrato in Calabria. Non capisco perche’ le stesse notizie pubblicate dal Corriere della Sera e dalla Stampa non abbiano suscitato nessun atto di perquisizione e di sequestro quando invece in Calabria un giornale che decide di rendere pubbliche notizie che interessano tutta la vita regionale venga colpito da un atto di questo tipo. La decisione di pubblicare la relazione e’ stata resa necessaria dalle reazioni che dalla Locride arrivavano sulla pubblicazione di notizie parziali provenienti dalla relazione. Ricordiamo che detta relazione ha indotto il Ministero dell’Interno a sciogliere l’Azienda Sanitaria 9 di Locri per infiltrazione mafiose”. ”Continueremo – ha concluso Leporace – nella nostra battaglia di liberta’ e di legalita’. Ci scusiamo con i lettori che non potranno leggere la restante parte della relazione ma i sequestri e la polizia nelle redazioni non ci fermeranno. Continueremo ad essere il giornale che scrive le notizie che gli altri non pubblicano”. Lesa la libertà di stampa L’Ordine ed il Sindacato dei Giornalisti della Calabria in una nota esprimono piena solidarieta’ al direttore ed ai giornalisti del quotidiano ”Calabria Ora” che, stasera, ha subito una perquisizione delle redazioni centrale e decentrate da parte degli agenti della Digos su disposizione del Tribunale di Reggio Calabria. All’origine della perquisizione, la pubblicazione della ”Relazione integrale d’accesso” della Commissione d’inchiesta sull’Asl di Locri, che ha portato allo scioglimento della stessa. ”L’accesso della Digos nelle redazioni di Calabria Ora – e’ scritto nella nota dell’Ordine ed del Sindacato dei Giornalisti della Calabria – rappresentano, al di la’ dell’ovvia legittimita’ formale dell’intervento, una evidente lesione del principio intangibile della liberta’ di stampa. Il giornale si e’, infatti, limitato a pubblicare atti ormai acquisiti e definitivi che hanno gia’ portato allo scioglimento dell’Asl di Locri”. E’ davvero grave che un sequestro vieti all’opinione pubblica di conoscere la verità su quanto di grave è accaduto nell’ASL di Locri. E’ diritto-dovere dei giornali e dei giornalisti informare. Un diritto che va tutelato e non inquisito.

Democrazia e Legalità – 03.05.06

La moglie di Cesare
sempre a proposito del ‘caso’ Fortugno

di Elio Veltri

Sull’Unità ho scritto che Fortugno “conviveva con la ndrangheta come decine di migliaia di calabresi, se è vero che la DIA(direzione investigativa antimafia) indica in 1 milione e 800 mila gli affiliati alle mafie”. D’altronde, i rapporti telefonici del dr. Fortugno con i capi della potentissima cosca Morabito, padrona del policlinico di Messina, si sono protratti dal 1996 per alcuni anni, come evidenziano le telefonate messe a disposizione dalla magistratura milanese, che ha a lungo indagato, in Lombardia, la cosca Morabito- Bruzzaniti. Il medico assassinato, ma anche la moglie, ora deputato della repubblica, telefonava al dr Giuseppe Pansera, genero di Morabito ”u tiradritto”, 4 anni latitante insieme al suocero, destinato a diventare il capo riconosciuto della cosca, ora in galera per associazione mafiosa e a casa di Leone Bruzzaniti, numero due della cosca in Lombardia, mentre l’interessato era già in galera per traffico di droga.

Sabato 29 Aprile il Corriere della Sera ha pubblicato uno stralcio della relazione conclusiva dell’inchiesta amministrativa promossa dal ministro dell’interno, mai pubblicata perché  “classificata” e cioè secretata, che accompagna il provvedimento di scioglimento dell’ASL di Locri per mafia. Il quadro che ne viene fuori, come si legge sul quotidiano milanese, qui pubblicato, è tragico e potrà essere molto utile agli inquirenti per capire le ragioni dell’assassinio del medico calabrese. Molti di questi fatti, d’altronde, erano stati pubblicati dai giornali nel 2000. Quindi, chi dice che non conosceva le storie familiari dei protagonisti, o non leggeva i giornali e non vedeva la tv, o mente spudoratamente.

Io faccio una sola domanda: nessuno sapeva? La dottoressa Laganà, direttore sanitario in quella ASL, conosce, ne sono certo, come le sue tasche, almeno l’ospedale di Locri. Anche perché in funzione del suo incarico avrebbe dovuto fornire i pareri previsti dalle leggi dello stato sull’acquisto di attrezzature medicali, di materiali, e sulle assunzioni. Anzi, avrebbe dovuto presiedere le commissioni dei concorsi per le assunzioni. Se l’onorevole Laganà aiutasse  a capire,  renderebbe un servizio alla verità e alla figura del marito.

Democrazia e Legalità – 04.05.06

Nulla è cambiato sotto il cielo di Locri,  Massimiliano Coccia
parla con una ragazza del movimento antimafia di Locri.

Il primo Maggio quest’anno si è festeggiato a Locri, un Paese piombato sulle cronache dei giornali per l’omicidio Fortugno e per quei ragazzi che coraggiosamente hanno rotto il silenzio e il compromesso. Tra questi ragazzi coraggiosi c’è Barbara Panetta dell’associazione “Giovani per Locride” che ci racconta che nulla è cambiato e che forse nulla cambierà.

La manifestazione nazionale per il primo Maggio si è spostata, quest’anno,  a Locri, una scelta  puramente celebrativa oppure un segno tangibile dell’impegno della società civile e di una parte delle Istituzioni?
A mio avviso è solo qualcosa di celebrativo con l’idea di darci il contentino. I tanti politici che si sono proclamati a noi vicini sono scomparsi e le promesse che ci hanno fatto non si sono mai tramutate in fatti concreti. Credo che sia passato il periodo delle manifestazioni, che sono sacrosante, ma dopo sei mesi serve un progetto politico-sociale forte che al momento è assente, un progetto che metta al centro la Locride. Inoltre sostengo che sia qualcosa di celebrativo perché i sindacati fecero la stessa cosa lo scorso anno a Scampia e poi anche di quella terra passata l’emergenza è stata dimenticata.

Dopo l’omicidio Fortugno com’è la situazione nella Locride?
La situazione è drammaticamente sempre la stessa, non è cambiato niente anche se abbiamo un poliziotto ogni cento metri la gente continua a morire e la mafia continua a regolare i propri conti.

Il movimento antimafioso giovanile è in una fase di riflusso o mantiene alta la guardia?
Il movimento si è asciugato molto, da sessanta attivisti iniziali siamo rimasti in dieci. C’è uno sfilacciamento forte dovuto a piccoli egoismi, voglia di emergere e credo che o riusciamo adesso a scrollarci di dosso l’attuale situazione o non sarà più recuperabile. Le persone rimaste sono le più valide e ci mettono il cuore e l’impegno nel fare le cose, ma purtroppo non basta, perché da movimento di massa rischiamo di diventare una nicchia.

Nelle ultime settimane ha vinto il centrosinistra ed è stato arrestato Bernardo Provenzano, due segnali sulla carta di grande cambiamento, che ne pensi?
Credo che siano segnali di cambiamento sulla carta, perché se ci mettiamo 43 anni per prendere un boss non c’è da stare allegri e tra l’altro credo che si sia lasciato prendere e abbia fatto in tempo a stabilizzare i nuovi vertici di Cosa Nostra. Il Governo che verrà spero innanzitutto che duri e che trovi un filo conduttore al suo interno, un Governo che metta al centro gli interessi del Paese e del Sud. Tutte queste purtroppo sono solo speranze, attendo certezze.

Quanto è difficile per un ragazzo rimanere nella Locride e costruirsi un futuro sereno?
Di per sé non è difficile vivere fino ai 25 anni, fino a quando non pensi di costruirti una famiglia e trovarsi un lavoro che manca e quando c’è è sottopagato. Questo crea un circolo vizioso dove la cultura è accantonata e si pensa a sopravvivere e ciò giova molto alla ‘ndrangheta che continua a proliferare.

“Giovani per la Locride” , l’associazione di cui fai parte,nasce prima dell’omicidio Fortugno, che caratteristica ha il vostro percorso associativo?
Nel 2003 è nato il portale (www.giovanilocride.net) con l’intento di creare una rete per riunire gli studenti fuori sede, poi alla fine del 2004 è nata l’associazione che si pone come obbiettivi quello di far rispettare la legalità e di non recidere il vincolo con la nostra terra. Successivamente abbiamo cominciato a fare progetti con il territorio e abbiamo cercato di far capire ai nostri coetanei che è meglio occuparsi del nostro futuro che passeggiare per il corso del paese.

Cosa ti auguri per le primavere che verranno?
Che tutti mantengano la voglia di cambiamento e spero che qualcuno nei “palazzi” che contano prenda qualche decisione per risollevare il destino del Sud

LA STAMPA – 29.04.06
NEL REGNO DELLA ‘NDRANGHETA LO SPACCATO DELLA RELAZIONE PREFETTIZIA CHE DOPO L’OMICIDIO FORTUGNO HA PORTATO A SCIOGLIERE L’AZIENDA SANITARIA
L’Asl d’Aspromonte che paga lo stipendio a mafiosi e latitanti
A Locri un incredibile giro di appalti e sprechi con il condizionamento delle cosche calabresi

ROMA
A vederla quella Asl, con i suoi corridoi puliti, le macchinette per le bibite e i biscotti ad ogni piano sembra di vivere in un mondo lontano, in una città del Centro-Nord. E invece è Locri, Aspromonte, Calabria, regno della ‘ndrangheta, città del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno, un tempo primario dell’ospedale di Locri (la moglie Maria Grazia Laganà è vice direttore sanitario, e da ieri parlamentare eletta della Margherita), ucciso nel seggio delle primarie dell’Ulivo, il 16 ottobre scorso. Commissariata, e da giovedì sciolta per mafia dal Consiglio dei ministri, l’Asl 9 è stata al centro di una inchiesta amministrativa. Le conclusioni, trasmesse anche alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, offrono uno spaccato drammatico: «Il quadro indiziario dal quale si è desunta l’esistenza di una pressione dall’esterno della ‘ndrangheta – si legge nelle conclusioni della relazione – trova la sua continuità nel condizionamento che sulle scelte gestionali e di indirizzo la stessa organizzazione ha potuto esercitare dall’interno, attraverso la presenza di personaggi quantomeno permeabili».
Il personale
Che cosa succede quando un dipendente della Asl viene arrestato per mafia? O che ha parenti mafiosi? La relazione prefettizia ha censito circa una settantina di «casi» che meritano un approfondimento. Va segnalato intanto il caso dello psicologo presso la Saub di Bovalino, Pasquale Morabito, di Bova Marina, inserito nel clan mafioso «Speranza, Palamara, Scriva». Condannato definitivamente nel 2000 a otto anni con interdizione perpetua dai pubblici uffici, per traffico di droga. «L’azienda sanitaria aveva sospeso Morabito dal servizio, a seguito della privazione della libertà personale, con conseguente riduzione dello stipendio. La sospensione è durata per tutto il periodo del primo quinquennio di detenzione, dopodiché l’azienda sanitaria anziché prendere atto dello stato di perdurante detenzione, e comunque ignorando che il Morabito non era in servizio, ripristinava l’erogazione dello stipendio per intero». Fino al 2002, «non avviando neppure l’azione di recupero». A proposito di Morabito, ecco la storia di Giuseppina Morabito, figlia del mammasantissima Giuseppe, detto «‘U tiradrittu», moglie di Giuseppe Pansera, arrestato insieme al suocero due anni fa, nel 2003. A Giuseppina «viene conferito un incarico di continuità assistenziale a tempo indeterminato per 24 ore settimanali nella postazione della Guardia medica di Africo». Quarantacinque giorni dopo la nomina, il direttore sanitario ha disposto il trasferimento della dottoressa Morabito nel reparto di psichiatria dell’ospedale. Il giorno successivo il direttore del servizio psichiatrico ha chiesto che da 24 diventino 38 le ore settimanali di servizio. Non c’è che dire: un trattamento di favore. E poi c’è il dottore (servizio veterinario) Francesco Nirta, «figlio di Antonio, capo indiscusso della omonima cosca operante nel territorio di Bovalino».
Gli accreditamenti
L’Asl di Locri nel 2004 ha stipulato «contratti per l’acquisizione di prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale», i cosiddetti «accreditamenti», con 27 diverse strutture private (e al 28 febbraio scorso i contratti risultavano ancora in corso): «La gestione degli accreditamenti riveste profili di criticità non solo per i legami accertati con la criminalità, ma anche per il sistematico sforamento dei tetti di spesa e quindi per la reiterata violazione delle regole poste a base del rispetto dei budget assegnati». Prima illegalità: non è mai stata richiesta alcuna documentazione antimafia ai titolari delle strutture private, consentendo la stipula di contratti con soggetti in odore di mafia. Per esempio: l’amministratore unico della «Medi-odonto-center srl» di Gioiosa Ionica, il dottor Domenico Tavernese, è stato arrestato nel gennaio del ‘93 per mafia, estorsione e usura insieme ai rappresentanti della famiglia degli Aquino. Nel ‘96 Tavernese è stato condannato definitivamente per usura a un anno di reclusione (pena sospesa). Nonostante questa condanna, Tavernese ha continuato a «erogare le prestazioni retribuite con importi ben superiori a quelli consentiti». Il «Pio Center» di Bovalino è stato «interessato da due provvedimenti di sequestro dei beni in quanto considerato dagli inquirenti facenti parte del patrimonio di Nirta Antonio, nato a San Luca. Idem per il «Centro ricerche cardiovascolari per la cardiologia D. a Cooley S.a.s» di Bovalino, interessata dal sequestro dei beni perché nella disponibilità di Antonio e Giuseppe Romeo e di altri, «appartententi alla consorteria mafiosa Romeo/Pelle». Naturalmente ci sono alcune cifre che non tornano: «Il numero di interventi pagati ne periodo 2000/2005 è stato pari a 11.224.919 su un campione di popolazione di circa 135.000 abitanti; l’ammontare dei servizi erogati per abitante è stato dunque di 84,6; per ogni anno, ogni cittadino ha fatto ricorso alle strutture convenzionate in media 13,96 volte».
Gli appalti
Singolare il paragrafo dedicato all’appalto per il Servizio accalappiamento cani, «impresa aggiudicataria: “Dog Center s.a.s”». Nel 2003 si indice una nuova gara triennale informale. Al bando risponde soltanto la «Dog Center». L’azienda sanitaria, però, per mettersi al riparo da sospetti chiede alle altre sette imprese che si occupano del servizio richiesto, anche se non hanno i titoli per partecipare al bando, di fare comunque domanda per la licitazione privata: nel caso in cui si fosse presentata una sola impresa, «si sarebbe proceduto comunque». L’unica offerta arrivata è stata quella della «Dog Center» che si è aggiudicata l’appalto triennale per 465.000 euro. Piccolo particolare: il suo titolare, Leonzio Tedesco, fu arrestato nell’1986 per mafia, insieme agli esponenti della famiglia Cataldo.

il Giornale di Calabria
Asl di Locri sciolta per mafia
Lo ha deciso il Consiglio dei ministri. Il dirigente di Polizia, De Luca, nominato commissario

ROMA. Il Consiglio dei ministri ha deciso lo scioglimento dell’azienda sanitaria locale numero 9 di Locri (Reggio Calabria), dove sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata. Nei mesi scorsi, dopo l’omicidio del vice presidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, il prefetto di Reggio Calabria, su delega del Ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, aveva disposto l’accesso antimafia nell’azienda sanitaria. Contestualmente al provvedimento di scioglimento dell’Asl di Locri, il Consiglio dei ministri ha nominato commissario prefettizio il dirigente in congedo dalla Polizia di Stato Antonino De Luca. De Luca è dirigente generale di livello B, che è il più alto della Polizia di Stato. “La decisione del Consiglio dei Ministri di sciogliere la Asl di Locri per infiltrazioni della criminalità apre uno scenario inquietante”. È quanto sostiene in una nota Maurizio Gasparri dell’Esecutivo politico di Alleanza Nazionale. “Dobbiamo sapere – ha aggiunto – la verità sul delitto Fortugno. Ambienti del centrosinistra avevano fatto promesse ad ambienti criminali come in tanti dicono? C’era l’aspettativa che una certa gestione del settore sanitario avrebbe soddisfatto le aspettative di cosche criminali? Quali sono le persone che hanno avuto condotte che hanno causato questo scioglimento? Gli ambienti politici vicini a Fortugno sono immuni da responsabilità? Chi ha speculato su questa vicenda, anche mettendo in campo candidature dal significato strumentale, è in grado di dichiararsi estraneo a queste responsabilità che stanno emergendo?”. “Porteremo in Parlamento – ha concluso Gasparri – tale questione perché vogliamo che si faccia luce sugli intrecci tra politica e criminalità che investono il centrosinistra calabrese e che lo scioglimento della Asl di Locri certifica in maniera chiarissima”.

Appalti all’Asl, pilotarono gara: 10 condanne
LOCRI. Dieci persone, tra cui ex dirigenti o dirigenti in servizio all’Asl di Locri ed imprenditori, sono state condannate dal Tribunale a conclusione del processo scaturito da una inchiesta su irregolarità nelle procedure per le gare d’appalto relativo all’affidamento del servizio di lavanderia. Fra le persone condannate, figurano l’ex direttore generale Domenico Latella, al quale sono stati inflitti due anni e tre mesi di reclusione; Pasquale Staltari, dirigente amministrativo (2 anni e due mesi e 1.000 euro di multa); gli imprenditori Ugo Maria Ascioti ed Alfredo Maria Ascioti ai quali sono stati comminati 4 anni e sei mesi oltre a 6.300 euro di multa; Maria Lorella Ascioti (tre anni e sei mesi e 4.800 euro di multa); Alessandra Ascioti (2 anni e tre mesi e 3.300 euro di multa); il responsabile dell’ufficio economato dell’ente, Domenico Chianese (4 anni e 6 mesi e 6.300 euro di multa); gli imprenditori Franco Elmi e Patrizio Blasi (condannati entrambi a 2 anni e 10 mesi di carcere e 4.000 euro di multa). Fra i condannati, anche l’attuale direttore sanitario dell’azienda sanitaria, Antonio Previte (4 anni e 6 mesi di carcere). A tutti gli imputati è stato imposto il pagamento delle spese processuali. Per 5 anni è stato interdetto dai pubblici uffici Domenico Chianese, Antonio Previte, Ugo Maria Ascioti, Alfredo Maria Ascioti, Maria Lorella Ascioti. Interdetti per la durata della pena Domenico Latella e Pasquale Staltari. Tutti gli imputati sono stati dichiarati incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata di due anni. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero pilotato l’appalto per favorire la ditta vincitrice.

il manifesto – 28 aprile 2006
‘Ndrangheta Locri, sciolta la Asl di Fortugno «C’erano infiltrazioni mafiose»
Il consiglio dei ministri ha deciso ieri lo scioglimento per infiltrazioni mafiose della Asl 9 calabrese, quella cui fanno riferimento l’ospedale di Siderno e l’ospedale di Locri dove lavorava come primario in aspettativa Francesco Fortugno, l’ex vice presidente della regione ucciso a Locri il 16 ottobre scorso. Per quell’omicidio i presunti esecutori materiali sono stati arrestati, ma è ancora caccia ai mandanti. La Asl di Locri, già commissariata, e in passato al centro di numerosi scandali, è sotto osservazione della procura antimafia di Reggio Calabria che indaga sull’omicidio Fortugno. Il commissario sarà il dirigente di polizia Antonino De Luca.


ANSA – 27-04.06
CONSIGLIO DEI MINISTRI: SCIOLTA L’ASL 9 DI LOCRI
Prefetto Reggio Calabria: comincia la normalizzazione

(ANSA)- ROMA 27 APR – Il Consiglio dei ministri ha sciolto l’Asl 9 di Locri, dove sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalita’ organizzata. Inoltre il Consiglio dei ministri ha nominato commissario prefettizio il dirigente in congedo dalla Polizia di Stato Antonino De Luca. Nei mesi scorsi, dopo l’omicidio di Francesco Fortugno, il prefetto di Reggio Calabria aveva disposto l’accesso antimafia nell’Asl. Commentando il provvedimento di oggi, il prefetto De Sena dice: comincia la normalizzazione.

NOTA STAMPA dell’Ufficio di Presidenza

‘NDRANGHETA
cosca Morabito di Africo e cosche-famiglie operanti a Genova e Liguria

GENOVA 3 aprile 2006 – La “Casa della Legalità – Osservatorio sulle mafie” aderisce e sostiene la richiesta di chiarezza promossa in merito all’indagine amministrativa sulla Asl di Locri dopo l’omicidio dell’On. Fortugno, avanzata da Elio Veltri. La necessità di arrivare, oltre all’arresto degli esecutori, all’individuazione dei mandanti impone a chiunque sia a conoscenza dei legami mafia-politica-affari di fare chiarezza ed aiutare l’azione investigativa e giudiziaria, nella quale riponiamo la nostra piena fiducia, a garantire verità e giustizia. Su questo caso vi è già l’ombra delle telefonate intercettate con gli uomini di primo piano del clan Morabito (che ha oltre alla Lombardia, pesanti infiltrazioni anche nella nostra Regione), ora si parla di commissariamento della Asl di Locri per infiltrazioni mafiose, ma non si rende pubblica la Relazione sull’indagine amministrativa. Occorre chiarezza, anche per evitare strumentalizzazioni alla vigilia di una tornata elettorale delicata in cui è anche candidata la vedova Fortugno, la Sig.ra Laganà, e per questo ci uniamo a quanti chiedono con fermezza chiarezza, verità e giustizia. Abbiamo inviato l’invito a sostenere questa importante istanza anche al forum “AmmazzateciTutti”, certi della loro adesione.
Lettera aperta di Elio Veltri al Ministro Pisanu
Signor Ministro, sono convinto che Lei abbia fatto bene a promuovere una inchiesta amministrativa sulla Asl di Locri. E sono anche convinto dalla inchiesta condotta dal prefetto Paola Basilone sia emerso un quadro devastante di collusioni e di controllo dell’Asl da parte di una o piu’ cosche della ‘ndrangheta di Locri, mi occupo di questi problemi da almeno 30 anni e credo di conoscerli abbastanza bene. Temo anche che dalle conclusioni dell’inchiesta possano emergere contiguità se non collusioni insospettate e insospettabile: in Calabria è molto difficile evitare o rompere rapporti inquietanti. Lo stesso dottore Fortugno, primario dell’ospedale di Locri , infatti, telefonava – come risulta dalle intercettazioni pubblicate da alcuni giornali – ai capi della cosca Morabito di Africo, una delle piu’ temibili e potenti della ‘ndrangheta la quale l’ha fatta da padrone per molti anni nel Policlinico di Messina.
Se lei Signor Ministro, vuole dare un contributo all’accertamento della verità , pubblichi subito la versione integrale della relazione. Solo dalla lettura dei fatti, dei nomi, e dei rapporti intercorsi si potrà capire ne negli anni qualcuno si è opposto allo strapotere delle cosche, quali rapporti esistevano tra la borghesia dei camici bianche , degli amministratori , dei politici e le cosche che controllavano l’Asl e forse , si capiranno anche le ragioni del terribile assassinio dell’on.Fortungno

Corriere on line – 25 ottobre 2005

I colloqui tra un poliziotto e un uomo dei boss che lavorà con sottosegretari
Delitto Fortugno, tutte le telefonate
L’inchiesta sull’omicidio del vicepresidente della Calabria. Traccia di contatti tra il suocero della vittima e un’affiliato dei clan
di Fiorenza Sarzanini

E’ un contesto ampio che può avere diverse spiegazioni quello che fa da sfondo ai contatti avuti da Francesco Fortugno e dalla sua famiglia con appartenenti al clan della ’ndrangheta dei Morabito. Un contesto che i magistrati vogliono chiarire per capire se possa fornire elementi utili a spiegare i motivi per cui nove giorni fa un killer è entrato nel seggio delle primarie dell’Unione a Locri e ha ucciso il vicepresidente del consiglio regionale con cinque colpi di pistola. Omicidio di stampo politico-mafioso che alza il livello di aggressione delle cosche nei confronti delle istituzioni e che viene letto come un avvertimento a tutti gli eletti alle ultime amministrative.
Un delitto tanto eclatante che impone la necessità di non tralasciare alcun particolare, alcun indizio sia pur minimo che possa consentire di afferrare il filo giusto e arrivare sino ai mandanti. Sono migliaia i documenti già acquisiti dai carabinieri e dalla polizia negli uffici della Regione. Perché gli inquirenti restano convinti che il segnale fortissimo lanciato all’intera classe politica con questo omicidio, rimanga ancorato all’operato della Giunta e alle decisioni prese o da prendere, su affari che riguardano la Calabria e in particolare il settore della Sanità dove Fortugno era certamente uno degli amministratori più impegnati. Anche per questo si è deciso di accertare subito da chi fossero utilizzate le due utenze intestate al ministero dell’Interno che risultano contattate da un cellulare in uso alle cosche. Secondo una nota diffusa in serata dal Dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale a chiamare era «Vincenzo Cafari, 72 anni, che risulta aver avuto incarichi presso segreterie di Sottosegretari negli anni 1968-1974 ed è stato denunciato per associazione a delinquere finalizzata al sequestro di persona a scopo di estorsione, ricettazione e falso. Tra le sue proprietà c’è lo studio dell’avvocato Giuseppe Lupis, arrestato nel 2004 quale affiliato alla cosca dei Morabito». Dall’altra parte c’era «un funzionario di polizia, ma il contenuto dei contatti fu ampiamente chiarito quattro anni fa».
I CONTATTI SUL CELLULARE – In questo quadro si inserisce la decisione di esaminare i tabulati di tutte le telefonate contenute in una perizia firmata da Gioacchino Genchi e allegata agli atti del processo che si è concluso tre settimane fa a Milano contro i vertici delle potenti famiglie criminali di Africo, i motivi di queste chiamate e soprattutto di rintracciare le registrazioni dei colloqui, come ha più volte chiesto la moglie di Fortugno, Maria Grazia Laganà. Lei stessa ha già negato che il marito avesse subito minacce o intimidazioni. Ma i magistrati restano convinti che sia necessario verificare se possano esserci state, anche in anni lontani, pressioni o tentativi di condizionamento.
E così si torna indietro nel tempo, fino al 1996. E si insegue un cellulare «347…» intestato a Domenico Attinà, arrestato una prima volta nel febbraio del 1993 in un’indagine sul traffico di stupefacenti gestito dalle famiglie di Africo e definito nella sentenza del tribunale di Milano «soggetto in stretta relazione con Morabito Giovanni fratello del “Tiradritto”», vale a dire il boss Giuseppe Morabito arrestato in un casolare dell’Aspromonte insieme al genero Giuseppe Pansera il 18 febbraio del 2004. La prima telefonata annotata nel tabulato di Attinà il 10 aprile del 1996 arriva da Mario Laganà. E’ il suocero di Fortugno, ma è soprattutto l’avvocato che fu eletto in Calabria per la Democrazia Cristiana nel 1979 e nel 1986. Quel giorno la conversazione dura 112 secondi. L’11 aprile, alle 20.09 nuovo contatto, questa volta di un minuto. E poi altre due chiamate: il 12 aprile per 45 secondi e il 28 dicembre per 54 secondi. E’ possibile che si trattasse di un rapporto professionale e per questo gli investigatori stanno verificando se Attinà l’abbia mai nominato come difensore. Forse sarà lui a poter spiegare come mai proprio il cellulare dell’indagato abbia avuto anche un contatto con il portatile di Fortugno il 22 aprile del 1996.
LA CASA DEL DETENUTO – Si arriva al 1999 e si registrano le chiamate con Giuseppe Pansera, il medico di Melito Portosalvo genero del boss “Tiradritto”. I contatti sono frequenti, ma secondo Maria Grazia Laganà hanno una spiegazione semplice: «All’epoca – ha spiegato – bisognava rinnovare le cariche nel consiglio dell’ordine e dunque era normale che fossero contattati i medici della zona». La prima chiamata la fa Pansera il 27 settembre. Dura 159 secondi. Poi ce ne sono altre. A volte chiama uno, a volte l’altro. Alcuni sono contatti di pochi secondi, altri di qualche minuto. Poi, nel novembre di quello stesso anno, Fortugno contatta l’abitazione di Leone Bruzzaniti. L’uomo è stato arrestato a Milano nel 1996, dopo essere sfuggito alla cattura ordinata dai giudici di Genova. Ed è ritenuto personaggio di primo piano all’interno della cosca, tanto da essere stato condannato a 19 anni e sei mesi che sta ora scontando nel carcere di Parma. Fortugno chiama il telefono fisso a lui intestato, tre volte: il 21 novembre alle 16.53, la conversazione dura 23 secondi; il 23 novembre alle 17.20 per 19 secondi, il 25 novembre alle 21.59 per 371 secondi. Gli inquirenti stanno cercando di capire chi occupasse la casa di Africo in quel periodo.

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