La “Casa della Legalità e della Cultura” nasce come gruppo nel 2004, riattivando gli spazi chiusi da anni della “Società di Mutuo Soccorso Perugina”, in Valpolcevera, nel quartiere di Rivarolo, ovvero in uno dei territori storicamente più condizionati dalle articolazioni mafiose di Cosa Nostra ed ‘Ndrangheta.
Veniva inaugurata il 17 dicembre 2004.
Nel 2005 giungevano le prime intimidazioni e minacce per le attività che si promuovevano. Dopo le denunce e la risposta pubblica – in una Genova segnata dal più totale negazionismo istituzionale, politico e giudiziario – si resisteva in un crescente isolamento.
Dopo l’attivazione dell’Osservatorio sulla criminalità e le mafie e le prime iniziative e pubblicazioni online delle risultanze del lavoro, e l’avvio di una concreta collaborazione con i reparti investigativi antimafia, si iniziò ad incrinare il muro di omertà delle famiglie che avevano in tale territorio la propria “roccaforte”. Nuclei ben inseriti nei rapporti con la politica, le Pubbliche Amministrazioni, così come negli ambienti massonici e delle imprese.
Con quella svolta aumentava l’isolamento e si decise di costituirsi in associazione. Il 16 gennaio 2006 nasceva formalmente la “Casa della Legalità e della Cultura” che depositava il proprio Atto Costitutivo e lo Statuto e richiedeva l’iscrizione al Registro delle Associazioni di Volontariato della Regione Liguria. Il 21 settembre 2006, al termine dell’iter di verifica, l’associazione veniva iscritta nel Registro Regionale come organizzazione della Sicurezza Sociale e diveniva una Onlus.
Dopo continue intimidazioni ed un isolamento assoluto l’associazione lasciava il quartiere di Rivarolo. Era il 28 gennaio 2007, dopo 237 giorni di presidio permanente.
Da realtà locale la “Casa della Legalità” era diventata un organizzazione di volontariato nazionale, indipendente da ogni condizionamento politico, che operava in Calabria come in Piemonte, in Emilia Romagna, come in Sicilia ed in altre regioni del paese. Adeguava la propria struttura ed il proprio Statuto alle esigenze di attività che si evidenziavano necessarie per un più efficace lavoro di contrasto all’illegalità. Veniva così costituiti anche gli Osservatori sui Reati Ambientali e sulla Trasparenza e Correttezza della Pubblica Amministrazione.
Avviava collaborazioni con realtà credibili e indipendenti che, nei diversi settori di attività, risultavano perseguire obiettivi affini. In parallelo si entrava in rotta di collisione con una certa “antimafia” ed un certo “ambientalismo” che, prigioniero di logiche di partito e di fondi, si era dimostrato viziato da un pericoloso strabismo che conduceva (e conduce) certe realtà, anche famose e consolidate, ad essere dei “paravento” che accettavano compromessi e silenzi.
Negli anni si è mantenuta solida l’assoluta indipendenza e lo spirito di servizio proprio del volontariato, rinunciando ad acquisire contributi pubblici o sponsorizzazioni private, vivendo solo grazie all’autofinanziamento di sottoscrizioni e donazioni di semplici cittadini.
La “Casa della Legalità” ha consolidato la propria attività di inchiesta e denuncia, prestando massima collaborazione con reparti investigativi dello Stato ed offrendo supporto, così come all’inizio della propria esperienza, alle vittime delle organizzazioni mafiose.
Una scelta di coerenza, indipendenza ed intransigenza che, con il tempo, ha visto perpetuarsi sia tentativi di delegittimazione volti a screditare l’attività e le persone, sia vere e proprie minacce (anche di morte), che mai hanno però intaccato in alcun modo l’«essere» della “Casa della Legalità”.
Il prezzo pagato negli anni è stato alto. Vi sono stati risultati e vi sono state sconfitte. Ci è scontrati e ci si scontra non solo con il mondo delle mafie, ma anche con colletti bianchi e persino pezzi delle Istituzioni e gruppi della cosiddetta “antimafia” civile, che rappresentano le molteplici sfumature di grigio che costituiscono quella tavolozza che, dall’acquiescenza arrivano alle complicità, passando da contiguità e connivenze.
Sapevamo ciò a cui si andava incontro quando abbiamo deciso di agire non tanto per una mera testimonianza civile, ma per colpire in modo efficace le mafie, le illegalità che piegano territorio, salute, vita e gestione della cosa pubblica. La lotta alle mafie, ed alle loro reti di contiguità, connivenze e complicità, è una guerra e come tale l’abbiamo affrontata e continuiamo ad affrontarla.
Chi accetta i compromessi, in questo Paese, viene collocato tra “i buoni”, noi, invece, che non contempliamo la possibilità di compromesso e crediamo che i fatti vadano raccontati, indicati e denunciati, perché anche ciò che è considerato indicibile e scomodo va detto ed affrontato, non siamo certamente tra “i buoni”.
Siamo consapevoli che la determinazione che caratterizza l’impegno della “Casa della Legalità” produce spesso l’orticaria e si scontra con vecchi e nuovi negazionismi, ma restiamo convinti che se una delle principali forze delle mafie sia il consenso sociale che un sistema malato gli permette di acquisire, sia necessaria agire per incrinare e distruggere tale consenso sociale.
Non riteniamo possibile, anche se più comodo, combattere le mafie in modo efficace se le si considera ed affronta come se fossero una sorta di ectoplasma, senza nomi e senza volti. Le organizzazioni mafiose, le loro reti di relazioni, hanno volti e nomi ben precisi che vanno indicati. Quei soggetti e quelle dinamiche, quei rapporti e quelle relazioni, che costituiscono il “capitale sociale” delle mafie, risultano protetti prima di tutto da quella cappa di nebbia che li vorrebbe rendere invisibili. Per questo appare imprescindibile, per un contrasto efficace, renderli visibili puntando loro addosso i fari dell’attenzione.
Questo abbiamo fatto e questo continuiamo a fare.
“Hai il diritto alla libertà di parola finché non sei abbastanza stupido da provarci davvero”
Know your rights
Joe Strummer – The Clash