Soldi a San Marino, spunta il nome di Franco Lazzarini

Il Secolo XIX

Genova. Sono quasi trentamila i nomi di imprenditori, banchieri, nobili, artisti e vip italiani che negli ultimi anni hanno movimentato capitali con le banche di San Marino, per un totale di 22 miliardi di euro usciti verso il Titano. Ma a catturare l’attenzione degli investigatori è soprattutto una lista più ristretta di operazioni anomale che raduna situazioni da chiarire o personaggi vicini al mondo della politica. È in questo contesto che la Guardia di Finanza di Forlì ha messo gli occhi su Franco Lazzarini, uomo d’affari genovese, presidente del colosso assicurativo Italbrokers, molto amico di Claudio Burlando e altri politici di area centrosinistra.

Nel mirino della Procura di Forlì, come emerge da un’inchiesta del settimanale “L’Espresso”, ci sono circa 100mila euro di trasferimenti effettuati dall’impresario genovese. Non è tanto l’ammontare della cifra a spingere i militari a un ulteriore approfondimento, ma la modalità con cui quei soldi varcano i confini italiani. Lazzarini versa somme in diverse date, sempre attraverso assegni bancari. Che necessità aveva di portare quel denaro personalmente? Perché non ricorrere a bonifici bancari (che lascerebbero tracce decisamente più facili da ricostruire)?

Nel fascicolo, riporta il settimanale, ci sono molti nomi noti (non necessariamente indagati). Fra questi Benito Benedini, presidente della Fondazione che controlla la Fiera di Milano, e Gioacchino Gabbuti, manager pubblico che ha guidato l’azienda dei trasporti romana Atac, e Gerardo Segat, fiduciario che ha assistito il multimilionario tailandese Mr Bee nell’acquisto del Milan. E pure il rocker Vasco Rossi era incappato in un maxi-accertamento fiscale per tre milioni di euro rientrati con lo scudo fiscale.

Nel caso di Lazzarini, i trasferimenti erano fuori tempo massimo per il provvedimento varato dal governo Berlusconi, mentre potrebbero invece rientrare nei termini della voluntary disclosure approvata dall’esecutivo di Matteo Renzi per riportare in Italia capitali sommersi, a patto che la provenienza non nasconda altri reati. Le somme sono state trasportate tra il 2012 e il 2013. Naturalmente, è possibile che nel corso degli accertamenti la provenienza delle somme si riveli del tutto lecita.

MARCO GRASSO

 

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