Domenici si incatena a Roma… se lo faceva a Firenze, gli sputavano in facciaLeonardo Domenici, sindaco di Firenze, è tuonante: “E’ un sistema malato e non voglio più farne parte”… “sono schifato, lascio la politica”. Ma non c’è nessuno che lo mandi a quel paese? E sì, scusate, ma quando ce vo ce vo. Il “sistema malato” è quello suo e dei suoi compari. A Firenze, come a Genova, a Napoli come a Crotone, ovunque il blocco di potere diessino-pd (con la “rigorosa” Italia dei Valori nelle giunte e maggioranza) si sia incancrenito. E non c’entra la questione penale, giudiziaria… questa è a parte. Lo si sapeva da prima e si ha la conferma oggi. Non lo sappiamo per conclusioni di magistrati o chicchessia, non da interpretazioni o opinioni, ma direttamente dalle loro parole, dalle intercettazioni che fanno ascoltare a tutti noi come veniva gestito il bene pubblico. Basta leggere le conversazioni del Domenici, quelle del Cioni e di tutta la l’allegra compagnia di don Salvatore (che a Firenze fa affari con il centro-sinistra, come a Milano li fa con il centro-destra, per citare solo due casi). Fanno porcate e poi si dicono schifati se qualcuno le svela. Decidono speculazioni, assunzioni, concessioni per parenti e amici degli amici e si incazzano, si incatenano, se qualcuno osa raccontarle. Hanno costruito e consolidato un “blocco di potere”, con complicità e compartecipazioni trasversali, permeabile a corruzioni e collusioni, senza regola morale oltre che sprezzante del Diritto, fondando il proprio consenso su voto di scambio, clientela e ricatto, uso spregiudicato della pubblica amministrazione, del bene pubblico, del territorio come delle risorse e dei servizi… e, quando tutto ciò viene svelto, con certezza, hanno pure la faccia tosta di negare l’evidenza e si mostrano vittime. Si legge di come deliberano scelte utili solo ad interessi privati mascherandole come “utili” e “necessarie” per il bene pubblico… convinti che tanto con qualche bel giro di parole la gente la si convince e quando si squarcia il velo urlano allo scandalo della pubblicazione delle intercettazioni. Hanno cancellato la trasparenza della gestione attraverso reti di società pubbliche ma a diritto privato, mortificando le sedi Istituzionali e negando, nei fatti, il potere controllo dei Consigli Comunali e dei cittadini. Questi signori, tra arroganza e senso di impunità, devono essere scacciati dalla scena pubblica, una volta per tutte. A Craxi si tirarono le monetine perchè era il simbolo di quel sistema che abbiamo conosciuto come Tangentopoli, a questi, oggi, che hanno perfezionato quel sistema di illegalità diffusa e di conflitti di interessi che piega ogni decisione e scelta della pubblica amministrazione e di governo, gli si permette pure di fare le vittime, di negare la verità dei fatti che li inchioda alle loro responsabilità etiche, prima ancora che giudiziarie? E, no! Il Domenici non ci venga a parlare di dignità offesa della sua Giunta… quando la dignità l’onorabilità dell’Istituzione ed cittadini, sono stati offesi proprio dalla sua Giunta! Gli italiani, non solo i fiorentini, si sveglino e, per una volta, gli sputino in faccia!
Leggi tutto lo speciale con le intercettazioni, la rassegna, gli articoli sulla Tengentopoli fiorentina
06.12.2008 – Corriere della Sera
Domenici: sono schifato, lascio la politica
Il sindaco di Firenze: non ho mai voluto favorire qualcuno. Ora ho bloccato tutto, la città si ferma
DAL NOSTRO INVIATO
FIRENZE – Leonardo Domenici, il sindaco, è arrabbiato. Molto arrabbiato. E ha preso una decisione grave. In Italia, rara. «Smetto. Finisco questo secondo mandato e a giugno lascio la politica. Schifato. Mi hanno proposto di fare il candidato alle europee. Mi hanno proposto incarichi prestigiosi a Firenze. E a Roma. Io smetto».
Veltroni ha appena esternato «sostegno e stima»…
«Lo ringrazio davvero. Ma io chiudo qui, con la politica».
Il motivo è l’inchiesta giudiziaria sullo sviluppo edilizio dell’area di Castello. Due suoi assessori indagati per corruzione, accusati di aver favorito gli interessi del proprietario dell’area, Ligresti. «Io non credo nei complotti. Il fatto è che attorno all’inchiesta si è scatenata una campagna politico-mediatica che non ha senso».
Per esempio?
«Oggi è stato scritto che “Domenici ha subito l’onta di quattro ore di interrogatorio da parte del procuratore Quattrocchi”. Ma se ho chiesto io di essere ascoltato! Volevo aiutarli a capire la correttezza dei nostri atti amministrativi…».
Quindi, basta. Che farà di tutto il tempo libero?
«Seguirò le querele, mi occuperò dei risarcimenti».
Tutto questo soprattutto per la vicenda del nuovo stadio, che lei voleva collocare a Castello, dove già erano previste case, alberghi, negozi, sedi di Regione e Provincia, un parco di 80 ettari.
«E’ stato scritto che volevo mettere lo stadio al posto del parco, sono stati raccontati “incontri segreti” fra me, Ligresti e Della Valle, presidente della Fiorentina…».
Invece?
«Cominciamo col dire che lo stadio attuale, l'”Artemio Franchi” è in mezzo alla città e crea notevoli disagi. Diciamo poi che Della Valle presentò più di un anno fa un progetto di “Cittadella dello sport”, con lo stadio al centro, per la quale servivano 80-90 ettari».
E lei?
«Ho cercato una soluzione. Tutto quello spazio non avrei saputo dove trovarlo. Della Valle doveva ridimensionare il progetto e Ligresti aveva il terreno, poiché tutta l’area di Castello è di 170 ettari: vicino all’ aeroporto, all’autostrada, alla ferrovia ».
Il famoso pranzo dunque ci fu.
«Hotel Hassler di Roma, giugno scorso. La mia idea era di arrivare a 7-8 ettari per lo stadio. Provai a convincere Ligresti a ridurre il terreno per l’edilizia privata, ma ci furono difficoltà, e ipotizzammo di mettere lo stadio nella zona del parco».
Così preparaste un emendamento…
«Votammo in giunta un emendamento al piano strutturale della città che prevedeva la possibilità di fare lo stadio a Castello, senza specificare dove. Tutto ancora deve passare l’esame del consiglio comunale».
E’ questo il mestiere di sindaco?
«Anche. Mi sono mosso con riservatezza e non certo per favorire né Ligresti né Della Valle. Ma il sistema politico-mediatico è malato e io non voglio più farne parte».
E ora, lo stadio?
«Ci penserà il prossimo sindaco. Io ho bloccato tutto, stadio e piano strutturale. Firenze si ferma!».
La storia si intreccia con le primarie del Pd per decidere il candidato sindaco del 2009. Uno dei concorrenti, l’assessore Cioni, è indagato, ma non vuole rinunciare…
«Le primarie sono una bella cosa, ma anche una macchina delicata. E il Pd è ancora troppo fragile, una sommatoria di gruppi e componenti. La democrazia, diceva Bobbio, è fatta di regole. Altrimenti diventa casino. Quattro candidati, ad esempio, sono un numero esagerato: e se uno vince con il 28 per cento, che forza ha?».
Quindi?
«Per sciogliere questo enorme intrigo ci vuole una decisione politica da Roma».
Firenze finirà in mano al centrodestra? Verdini, coordinatore di Forza Italia, dice che cercano un candidato «civico».
«Conosco bene il centrodestra di Firenze: non sono all’altezza di governare la città».
Intanto, la sua maggioranza si sfalda. I Comunisti italiani se ne sono andati.
«Se vogliono, io li mando tutti alle elezioni di giugno con il commissario prefettizio. Ma devono votarmi la sfiducia. Oppure, bocciare il bilancio preventivo. Pensare che mi avevano offerto di candidarmi al Parlamento, ad aprile…».
Faccia un’autocritica.
«Mi sono buttato con troppo entusiasmo nella storia dello stadio. E non l’ho fatto per intitolare il nuovo impianto con il mio nome… La verità è che sono tifoso viola da quando ho sei anni!».
Grazie allo stadio è finito in un guaio.
«Che guaio?».
La fine della sua carriera di politico di professione.
«Chi l’ha detto che sia un guaio? Farò altre cose. Oggi c’è troppa gente che vive di politica e che fa politica senza professionalità. Io appartengo a un altro mondo. Che non c’è più».
Andrea Garibaldi
06.12.2008 – Corriere della Sera
Protesta per come è stata trattata la vicenda dell’inchiesta giudiziaria Fondiaria-Sai
Domenici s’incatena davanti a Repubblica
Azione spettacolare del sindaco di Firenze, in polemica con il gruppo editoriale «L’Espresso»
ROMA – Azione spettacolare del sindaco di Firenze Leonardo Domenici, che si è incatenato per un’ora e 45 minuti di fronte all’edificio che ospita la redazione romana del quotidiano «La Repubblica». Il sindaco protestava contro il giornale e il gruppo editoriale per come è stata trattata la vicenda politica innestata dall’inchiesta giudiziaria Fondiaria-Sai. La singolare manifestazione è terminata quanto Domenici ha consentito ai suoi collaboratori di aprire il lucchetto della sua catena, avvolta tre volte attorno ad un palo, e si è liberato dichiarando di non aver voluto protestare contro la magistratura, ma solo di aver voluto ottenere l’ascolto dei mezzi di informazione per una «ricostruzione non distorta dei fatti». Domenici esponeva due cartelli, con le scritte «Sì alla difesa dell’onorabilità e della dignità»e «No all’informazione distorta».
LA VICENDA – Il sindaco ieri ha querelato l’«Espresso» e, nei giorni scorsi, per due volte il quotidiano «La Repubblica» per articoli riguardanti l’inchiesta della Procura di Firenze sull’area di Castello, in cui sono indagati per corruzione due assessori comunali del Pd. L’ultima querela il 3 dicembre scorso, visto che l’apertura della cronaca fiorentina di Repubblica recitava «Lo stadio al posto del parco, accordo a pranzo fin da giugno». Domenici, che non è indagato, compare in numerose intercettazioni ed è stato ascoltato mercoledì in Procura come persona informata sui fatti. Ieri Domenici aveva ricevuto la solidarietà del segretario del Pd Walter Veltroni.
«NON È NEL MIO CARATTERE» – Leonardo Domenici si è scusato per il suo gesto: «Questa – ha spiegato ai cronisti – è una protesta inconsueta per me. Non coerente con il mio carattere. Non mi ero mai incatenato, né avevo protestato in maniera così clamorosa per quello che ritengo sia un torto gravissimo. Infatti ho querelato il gruppo Espresso per una serie di articoli non veritieri». Durante la protesta, i suoi più stretti collaboratori gli hanno portato generi di conforto, soprattutto cioccolato fondente; uno dei vicedirettori di «Repubblica», Dario Cresto-Dina, è sceso a salutarlo. A chi gli chiedeva come si sentisse in questa inusuale veste di cittadino che protesta, Domenici ha ribattuto di sentirsi bene, sereno. «Finalmente dico quello che volevo dire da tempo. Non ho niente da nascondere, ho 53 anni e non possiedo una casa (è di mia moglie), né un’automobile. Ho raggiunto il mio sogno di non possedere nulla».
«QUESTIONE POLITICA, NON MORALE» – «Purtroppo la questione morale è qualcosa di ben presente nella vita politica italiana», ha detto Domenici ai cronisti, «ma è necessario vedere dove comincia la questione morale e dove la questione politica. Attualmente – ha sostenuto Domenici – a Firenze c’è una questione politica». In segno di protesta il sindaco di Firenze nei giorni scorsi ha anche annullato la consueta cerimonia di auguri alla stampa e agli organi di informazione fiorentini e la cerimonia di auguri alla città, appuntamento tradizionale nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio in occasione delle festività natalizie.
SOLIDARIETA’ DALLA FAMIGLIA DELLA VALLE – «Totale solidarieta» è stata espressa al sindaco di Firenze Leonardo Domenici dalla Fiorentina e dalla famiglia Della Valle. Società viola e Della Valle «comprendono e approvano pienamente il gesto di un uomo per bene toccato ingiustamente nei suoi valori più cari: l’onestà e la dignità. Teniamo inoltre a ricordare – è scritto in una nota – che se non fosse stato per la caparbietà e l’attaccamento ai colori viola di Domenici, oggi non esisterebbe l’attuale Fiorentina».
«PERDA LA CHIAVE» – Leonardo Domenici si dimetta, oppure è meglio che «perda la chiave del lucchetto con cui si è incatenato», commenta Denis Verdini, coordinatore nazionale di Forza Italia, ai microfoni di Lady Radio. «Io spero che le dimissioni di Paolo Coggiola facciano riflettere – ha spiegato, riferendosi all’assessore Pdci dimessosi ieri notte – e portino anche alle dimissioni del sindaco Leonardo Domenici. Se così non accadesse, speriamo che il sindaco perda la chiave del lucchetto con cui si è incatenato, così rimane a Roma e libera questa città da un sistema vergognoso quale è emerso dalle intercettazioni. Senza entrare nei meriti della magistratura, ma proprio restando nel merito della politica, riteniamo che sia venuta a galla una situazione dove l’interesse del partito o delle singole persone è di gran lunga superiore all’interesse pubblico». Il Popolo delle Libertà ha avviato una raccolta di firme di cittadini per chiedere le dimissioni del sindaco Leonardo Domenici.
L’INTERVISTA AL «CORRIERE» – In un’intervista pubblicata sul Corriere di oggi, Domenici aveva annunciato: «Smetto. Finisco questo secondo mandato e a giugno lascio la politica. Schifato. Mi hanno proposto di fare il candidato alle europee. Mi hanno proposto incarichi prestigiosi a Firenze. E a Roma. Io smetto». Al giornalista che gli chiedeva un’autocritica, Domenici ha risposto: «Mi sono buttato con troppo entusiasmo nella storia dello stadio. E non l’ho fatto per intitolare il nuovo impianto con il mio nome… La verità è che sono tifoso viola da quando ho sei anni!».
REPUBBLICA: «I GIORNALI DEVONO CERCARE LA VERITA’» – I giornali devono poter fare inchieste su chiunque, per cercare la verità. È questa, in sostanza, la risposta di Repubblica al sindaco di Firenze Leonardo Domenici. «La scelta del sindaco di Firenze Leonardo Domenici – scrive Repubblica sul sito internet del quotidiano – di incatenarsi davanti alla nostra sede per protestare contro le inchieste giornalistiche di Repubblica e dell’Espresso su Firenze e il caso Fondiaria merita rispetto se significa una forte reazione del politico e della persona in difesa della sua onorabilità e della sua innocenza, in tempi di cinismo istituzionale È molto discutibile, invece, se significa che i giornali non devono svolgere il loro lavoro d’inchiesta e di accertamento della verità, nei confronti della destra e della sinistra, soprattutto quando sono al potere, a livello locale o nazionale».
04.12.2008 – Corriere della Sera
L’ INCHIESTA DI FIRENZE IL PRIMO CITTADINO SENTITO COME TESTIMONE
Domenici 4 ore in Procura Si dimette il capogruppo pd
Il sindaco: atti corretti sul Castello, l’ ho spiegato ai pm Formigli, coinvolto in un’ indagine su lavori assegnati a una società da lui fondata: sono un capro espiatorio La mozione Cioni Sul blocco del piano la maggioranza si spacca: i 17 consiglieri del Pd votano «contro» il sindaco All’ invito a rinunciare alle primarie ha risposto: «Se mi volete seppellire mi dovete seppellire vivo!»
FIRENZE – Erano passate da poco le 21, il sindaco Leonardo Domenici si è infilato nell’ auto parcheggiata nel cortile della Procura, l’ autista ha dato un colpo d’ acceleratore e lo ha portato via, nella notte gelida. Era entrato alle 17, aveva chiesto lui di parlare con i magistrati di questa inchiesta che sta mandando all’ aria il Partito democratico fiorentino, che addirittura, a giugno, rischia di consegnare la città al centro destra. Un assessore Pd, Biagi, si è già dimesso. Un altro, Cioni, detto «lo sceriffo» per le sue note battaglie contro i lavavetri, combatte come un toro per non dimettersi. E ieri sera ha mollato anche Alberto Formigli, capogruppo del Pd in consiglio comunale, finito in un’ indagine sui lavori assegnati a una società da lui fondata. L’ inchiesta-madre riguarda i progetti edilizi per l’ area di Castello, 170 ettari vicino all’ uscita Firenze Nord. Area della Fondiaria-Sai di Ligresti, dove dovrebbero sorgere 700 appartamenti, negozi, alberghi, uffici della Regione e della Provincia, un enorme parco (80 ettari). Indagati per corruzione, Ligresti e i due assessori Biagi e Cioni. Più di quattro ore sono servite al sindaco, ieri sera, per raccontare al procuratore Quattrocchi e ai tre pm che il Comune non ha favorito Ligresti nella cessione delle aree, nell’ assegnazione dei lavori. Ha parlato di norme urbanistiche, di oneri di urbanizzazione, di concessione delle licenze. Capitolo a parte, quello sullo stadio, per il quale Domenici si è particolarmente battuto. Il nuovo stadio della Fiorentina di Della Valle, la grande opera che il sindaco, tifosissimo, voleva lasciare alla città dopo dieci anni di governo da piazza della Signoria. Ci sono agli atti dell’ inchiesta le intercettazioni in cui si parla degli incontri di Domenici con Ligresti e Della Valle e degli accordi con Biagi per ridurre il parco e far posto allo stadio («…non voglio dar ragione a Della Valle… ma perché quel parco mi fa cagare da sempre… è chiaro?»). Sullo stadio la giunta presentò un emendamento che correggeva il piano strutturale di Firenze. Dopo il tornado giudiziario, Domenici ha preso anche l’ assessorato all’ urbanistica di Biagi e ha sospeso tutto, «per studiare le carte». Lunedì sera in consiglio comunale è stata presentata una mozione per chiedere proprio il blocco del piano e la cancellazione dello stadio. Risultato: un pezzo della maggioranza (Sinistra e Socialisti) ha votato sì assieme all’ opposizione. E il Pd? Compatti, i 17 consiglieri hanno votato no, apparentemente contro il loro sindaco. Ieri notte, mentre il sindaco tornava a casa, il suo partito si dilaniava in periferia, alla Casa del popolo di San Bartolo a Cintoia. Qui è stata letta la lettera di dimissioni di Formigli. Ma il vero, prepotente, protagonista della serata era l’ assessore Cioni. Lo «sceriffo» è in corsa per le primarie Pd che a febbraio dovranno designare il candidato sindaco 2009. Il segretario regionale Manciulli e il segretario cittadino Billi spingono da giorni Cioni a lasciare. Billi minaccia di dimettersi (anche lui), Manciulli di annullare le primarie. In un’ intercettazione Cioni dice a una collega assessore che Veltroni e Domenici «tifano» per un altro candidato, Lapo Pistelli: «Ora mi vuole parlare Veltroni: o ci vado perché mi dica che non sono più le primarie che decidono… e glielo dico sul viso: “Oh, biondino non mi convinci più”». Cioni ieri sera ha detto: «Se mi volete seppellire mi dovete seppellire vivo!». Se lo spingeranno a forza, promette una lista civica. Andrea Garibaldi * La vicenda L’ inchiesta della Procura La Procura di Firenze ha inquisito gli assessori fiorentini Cioni e Biagi (che ha dato le dimissioni), insieme a Salvatore Ligresti e all’ avvocato Fausto Rapisarda, per presunta corruzione I piani per Castello La presunta corruzione riguarda i progetti urbanistici di Castello, un’ area periferica di 168 ettari, di proprietà della Fondiaria di Ligresti, sulla quale sono stati sviluppati alcuni progetti edilizi La mozione Sul blocco del piano la maggioranza si spacca: i 17 consiglieri del Pd votano «contro» il sindaco Lo scontro nel Pd L’ inchiesta sta provocando una grave crisi nel Pd fiorentino. Dopo le dimissioni di Biagi, anche il capogruppo del partito in Comune ha rassegnato il suo mandato
Garibaldi Andrea