Il Lodo Maccanico-Schifani in Costituzione? Esiste una buona ragione per dire no

di Roberta Anguillesi 

Si continua, da destra e dalla sedicente manca, a parlare dell’introduzione del lodo Maccanico-Schifani in costituzione. Anzi si da praticamente per scontato che così sarà dal momento che su questo si è tutti d’accordo, talmente d’accordo che proprio questo inaugurerà probabilmente la tragica stagione del ‘dialogo’ tanto voluta dal partito del Riformista.

Resta un dato di fatto: la Corte Costituzionale ha giudicato incompatibile con la nostra Costituzione il Lodo, incompatibile soprattutto con l’articolo 3 contenuto nella prima parte della Carta Costituzionale del ’48, la parte immodificabile (definita infatti dei Principi Fondamentali), quella che doveva essere la base filosofica ispiratrice dell’ordinamento nazionale, la fondazione morale, la struttura etica e politica del nostro paese. Dunque la massima corte italiana ha giudicato, non solo giuridicamente ma ‘filosoficamente’ incompatibile il Lodo con l’identità e le caratteristiche che stanno alla base del nostro ‘sistema’ democratico, con i fondamenti puri, con le ragioni essenziali che dovevano fare dell’Italia uno stato, definendone i termini del contratto sociale fondativo.

Se poi si pensa che la Corte nell’emettere i suoi giudizi non si ferma alla norma costituzionale ma esamina anche i lavori preparatori il dibattito che generò l’articolo al fine di darne una ‘interpretazione autentica’, si desume che il Lodo è stato giudicato ‘incompatibile’ con l’ispirazione e la sostanza stessa della norma poi espressa nell’articolo 3 e della Carta che la contiene.

Mi si spieghi a questo punto, soprattutto me lo spieghino i dialoganti del c.s, come si può fare entrare in Costituzione una Riforma che nega l’essenza stessa della Carta su cui andrebbe scritta. Le costituzioni si possono riformare in quelle parti che debbono sostenere e interpretare i mutamenti storici e sociali, non nella sostanza. I paesi si danno nuova costituzioni solo dopo grandi sconvolgimenti, le rivoluzioni, le mutazioni totali, o pure in caso di rovesciamento violento tramite una sconfitta bellica.

E noi una guerra evidentemente l’abbiamo persa, quella contro l’illegalità se non contro tutti i tentativi di fare di questo paese un paese democratico, un paese con regole e principi condivisi e irrinunciabilmente sentiti come essenziali e necessari per l’identità e la crescita democratica.

 

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