Dopo la Asl di Locri (quella dei Fortugno e Laganà) e quella di Melito, ora è la volta della Asl di Reggio Calabria. Il motivo è sempre lo stesso: infiltrazione mafiosa.
Quella di Vibo Valentia, attende, nonostante da anni vi sia una Relazione ufficiale che evidenzia un quadro inquietante, manco a dirlo per “infiltrazioni mafiose”. Naturalmente il Consiglio Regionale non fa nulla, d’altronde lo abbiamo visto: la ‘ndrangheta ha i suoi eletti! Nicola Gratteri della DDA di Reggio ha dichiarato chiaramente che il 20% dei voti in Calabria è controllato dalle cosche mafiose. Agazio Loiero che non può non conoscere questo panorama devastante, resta Presidente di una Regione con un Consiglio Regionale in cui ormai gli arrestati, indagati, imputati, prescritti (compreso lui) e graziati vari, sono praticamente maggioranza qualificata! Loiero firma ogni anno i Bilanci di quelle Asl e non si accorge dei buchi? Non si accorge che i tetti di spesa vengono ignorati, pesantemente sforati, mentre si continua a morire per la cosiddetta “malasanità”? Se non se ne accorge è incapace, se è conscio significa che volutamente ignora. Che sia l’una o l’altra, deve andarsene, e quel Consiglio deve essere sciolto!
Ma Agazio è ben protetto, si sa ha tanta “Pacenza” dalla sua parte. E così mentre il Ministero degli Interni continua a promuovere con il Governo scioglimenti di Asl per infiltrazione mafiosa, il vice Ministro degli Interni, Marco Minniti, continua a difendere il Presidente Loiero ed un Consiglio Regionale, in cui ancora ieri vi è stato un ennesimo arresto per connivenze con la ‘ndrangheta. Intanto l’assessore alla Sanità (sic!) della Calabria, l’ex magistrato, Doris Lomoro, verrà eletta (meglio dire “nominata”) in Parlamento alle prossime elezioni con il Pd, nella stessa lista di Maria Grazia Laganà. Anche lei non si è accorta di nulla? Certo è che se si è accorta di quella devastante situazione, perché è impensabile che non si sia resa conto della realtà sanitaria calabrese, non ha fatto nulla o non ha saputo fare nulla.
Questo è il rinnovamento… D’altronde lo ha detto Giorgio Napolitano: il “voto non è mai inutile”… per questi personaggi non è solo utile, è indispensabile!
Relazione del Ministro dell’Interno allegata al Decreto di scioglimento
Al Presidente della Repubblica
L’Azienda sanitaria provinciale n. 5 di Reggio Calabria e’
inserita in un contesto socio ambientale permeato in ogni suo aspetto
da una diffusa criminalita’ organizzata che mira ad ingerirsi nelle
attivita’ economiche e nella gestione della cosa pubblica.
A seguito della legge della regione Calabria 11 maggio 2007, n.
9, con la quale si procedeva ad accorpare le undici Aziende sanitarie
locali in cinque aziende sanitarie provinciali, l’ambito territoriale
dell’Azienda sanitaria provinciale n. 5 di Reggio Calabria coincide
con i territori delle preesistenti Aziende sanitarie locali n. 9 di
Locri, n. 10 di Palmi e n. 11 di Reggio Calabria.
Allo scopo di individuare la sussistenza di fenomeni di
condizionamento e di infiltrazione della criminalita’ organizzata
nell’ambito delle attivita’ gestionali delle aziende sanitarie
ricadenti nel territorio provinciale, il prefetto di Reggio Calabria
aveva disposto, fin dall’ottobre 2005, l’accesso presso l’Azienda
sanitaria provinciale n. 9 di Locri, ai sensi dell’art. 1, comma 4,
del decreto-legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito dalla legge 12
ottobre 1982, n. 726, e successive modificazioni ed integrazioni.
Tale attivita’ ispettiva aveva consentito di evidenziare uno stato di
grave infiltrazione da parte delle cosche mafiose locali, secondo una
logica di spartizione, e aveva portato, ai sensi degli articoli 143 e
146 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, allo scioglimento
dell’Azienda ed alla nomina di una commissione cui veniva affidata
l’amministrazione dell’Azienda sanitaria per la durata di diciotto
mesi, con decreto del Presidente della Repubblica del 28 aprile 2006.
Gestione straordinaria, peraltro, prorogata di ulteriori sei mesi
con il decreto del Presidente della Repubblica del 25 ottobre 2007,
vista la necessita’ di completare il processo di risanamento avviato,
reso difficoltoso dalla persistente influenza della malavita locale.
Per effetto del commissariamento in atto, la prevista confluenza
dell’Azienda sanitaria locale di Locri nell’Azienda sanitaria
provinciale di Reggio Calabria non si e’ perfezionata, essendo
condizionata ad un accordo tra Ministero dell’interno e regione
Calabria, previsto dall’art. 7 della citata legge regionale n.
9/2007.
L’attivita’ ispettiva antimafia disposta dal prefetto di Reggio
Calabria a tutela del buon andamento e della libera determinazione
degli organismi socio-sanitari della provincia, ha successivamente
riguardato anche la vita politico-amministrativa e gestionale delle
Aziende sanitarie locali n. 11 di Reggio Calabria e n. 10 di Palmi,
poi confluite nella Azienda sanitaria provinciale n. 5.
In particolare l’attivita’ ispettiva antimafia presso l’Azienda
sanitaria locale n. 11 di Reggio Calabria, inizialmente indirizzata,
con decreto del prefetto del 9 febbraio 2006, nei confronti del
Distretto socio sanitario n. 4 di Melito Porto Salvo, si era poi
successivamente estesa, con i decreti del prefetto del 30 marzo 2006
e 27 giugno 2006, all’azienda nel suo complesso.
In esito alla complessa attivita’ di accertamento esperita dalla
commissione di accesso, il prefetto di Reggio Calabria nella
relazione del 26 marzo 2007 ha comunicato che gli elementi
sintomatici dell’infiltrazione e del condizionamento della
criminalita’ organizzata sono «tutti presenti nella vita
politico-amministrativa-sanitaria e gestionale dell’Azienda sanitaria
n. 11 di Reggio Calabria».
Appaiono rilevanti, a tal fine, i collegamenti che vincolano la
vita amministrativa dell’ente a dinamiche esterne e riconducibili
alle mire espansionistiche delle organizzazioni criminali operanti
sul territorio. Sotto tale aspetto assumono importanza decisiva i
riferiti e documentati rapporti tra il personale sanitario e singoli
esponenti della criminalita’ organizzata, le denunce presentate alla
locale procura della Repubblica da alcuni dirigenti di vertice,
dimessisi dall’incarico, nonche’ la presenza condizionante, accertata
dalla stessa commissione di accesso, di personaggi che, ai piu’
diversi livelli operativi, costituiscono dei veri e propri «cavalli
di Troia» della criminalita’ organizzata all’interno della struttura
socio-sanitaria.
L’effetto di tale condizionamento si traduce nella circostanza
che un gran numero di attivita’ e di interventi pubblici sono, in
vario modo, interessati e strumentalizzati da infiltrazioni delle
consorterie criminali locali che si garantiscono le proprie attivita’
spartendosi l’aggiudicazione degli appalti dei beni, dei servizi ed i
lavori pubblici, attraverso meccanismi manipolati dall’esterno, con
la compiacenza dei dirigenti.
Sulla base degli elementi descritti, il prefetto di Reggio
Calabria ha ritenuto necessario, anche in considerazione delle
intervenute modifiche nel sistema regionale delle aziende sanitarie,
di ampliare l’accesso anche presso gli uffici della cessata Azienda
sanitaria locale n. 10 di Palmi, con riferimento ai quali, in esito
ad una attivita’ generale di ricognizione, si temeva la presenza di
infiltrazioni mafiose.
L’attivita’ ispettiva antimafia disposta, con decreto prefettizio
del 6 settembre 2007, nei confronti della struttura corrispondente
alla ex Azienda sanitaria locale n. 10 di Palmi e’ pertanto connotata
dal collegamento logico-conseguenziale con il precedente accesso
effettuato sull’Azienda sanitaria locale n. 11 di Reggio Calabria.
Gli accertamenti svolti dalla commissione di accesso, confluiti
nella relazione commissariale, datata 29 gennaio 2008, conclusiva
della procedura, analizzano e documentano il contesto ambientale e
territoriale e, in maniera circostanziata, l’attivita’ amministrativa
svolta dall’ente, con riferimento particolare agli appalti e ai
contratti di forniture, nonche’ all’inefficienza burocratica ed al
caos organizzativo riscontrato.
In particolare, e’ stato evidenziato che l’Azienda sanitaria
locale n. 10 di Palmi, la cui attivita’ si e’ svolta nell’arco
temporale 1994-2007, e’ stata amministrata nel corso di quegli anni
da ben sette direttori generali e quattro commissari, per una durata
media di permanenza degli stessi di soli sette mesi. Cio’ ha reso
impossibile a coloro che si sono succeduti nella responsabilita’
dell’azienda di influire efficacemente sulle sorti dell’ente che
appare abbandonato a se stesso, o meglio a gruppi di potere interni
alla propria dirigenza.
La permeabilita’ della struttura socio-sanitaria di Palmi agli
interessi delle consorterie criminali locali emerge, peraltro, dai
seguenti elementi sintomatici:
l’alta percentuale di dipendenti con precedenti penali e di
polizia: ben il 20% (314 unita’ di personale), dei quali il 17%, pari
a 50 unita’, e’ segnalato per fatti e reati tipici dell’ambiente
mafioso, quando non direttamente come appartenente alle cosche della
‘ndrangheta. Tale constatazione assume maggior rilievo quando si
ponga mente alle irregolari modalita’ di reclutamento e di
avanzamento in carriera di buona parte del personale;
la presenza di diversi soggetti, parimenti segnalati come
vicini fiancheggiatori o appartenenti alle organizzazioni criminali
operanti nel territorio, nel novero delle imprese e degli
imprenditori che hanno avuto rapporti contrattuali con l’azienda
sanitaria di Palmi. Spesso questi rapporti sono stati
illegittimamente radicati, con procedure di gara quasi mai regolari e
con partecipazioni spesso ridotte ad un solo offerente, nonche’
proseguiti per anni sulla base di illegittime proroghe a favore di
pochi imprenditori contigui alle cosche attraverso meccanismi
artificiosamente pilotati dall’esterno e con la compiacenza di
dirigenti dell’ente, in ripetuta violazione del principio di
concorrenza e della par conditio nella scelta dei contraenti;
la presenza di diversi soggetti, segnalati come vicini,
fiancheggiatori o appartenenti alla criminalita’ organizzata, tra gli
occupanti sine titulo o morosi dei beni immobili dell’Azienda
sanitaria. Circostanza che assume rilievo particolare considerato che
dall’ingente patrimonio immobiliare e fondiario l’ente trae profitti
irrisori, valutabili in poche centinaia di euro annui.
La commissione di accesso ha evidenziato, altresi’, che lo
scenario della struttura socio-sanitaria di Palmi e’ assolutamente
caotico e privo di regole. Non esiste un unico atto, ne’ piu’ atti
coordinati o coordinabili, che disegnino una struttura organica.
L’unico dato certo e’ il numero dei dipendenti. Le mansioni
attribuite a ciascuno, le relazioni fra unita’ organizzative, la
stessa individuazione delle unita’ organizzative comunque denominate,
con l’identificazione del posto in organico e della figura
professionale che lo ricopre, e’ affidata ad atti episodici e spesso
irrituali.
Particolare rilievo assumono le prassi riscontrate nella gestione
della Struttura complessa – Risorse umane, ed in particolare
dell’ufficio procedimenti disciplinari. Sono emerse, al riguardo, le
stesse anomalie gia’ riscontrate in occasione dell’accesso ispettivo
alla struttura socio-saniaria di Reggio Calabria, ex A.S.L. n. 11:
mancato o tardivo avvio di procedimenti disciplinari o avvio degli
stessi non seguito dagli atti successivi, in modo da conseguire il
risultato della decadenza dell’azione disciplinare, nell’impunita’ di
soggetti anche condannati per gravi reati.
Non possono ignorarsi, infine, gli sviluppi recenti di alcune
indagini giudiziarie riguardanti, a piu’ ampio raggio, il sistema
sanitario regionale. Ci si riferisce, in particolare, alla indagine
denominata «Onorata Societa», a seguito della quale sono state poste
in stato di arresto 18 persone, in massima parte appartenenti al
mondo della sanita’ regionale, fra le quali un consigliere regionale.
L’indagine in questione, che ha posto sotto esame i rapporti fra
‘ndrangheta, sanita’ e politica, ha provocato, tra l’altro, l’arresto
del direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di
Catanzaro, gia’ direttore generale dell’Azienda sanitaria locale n.
11 di Reggio Calabria e come tale oggetto della indagine ispettiva
disposta dal prefetto di Reggio Calabria.
Sulla base degli accertamenti disposti e delle conclusioni
rassegnate dagli organi ispettivi sulle due articolazioni
territoriali dell’Azienda sanitaria provinciale n. 5, corrispondenti
alle estinte Aziende sanitarie locali di Reggio Calabria e di Palmi,
il prefetto di Reggio Calabria, con relazione del 9 febbraio 2008, ha
proposto, nei confronti dell’Azienda sanitaria provinciale n. 5 di
Reggio Calabria, l’applicazione della misura di rigore di cui agli
articoli 143 e 146 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
I profili di collegamento e condizionamento criminale riscontrati
nelle due articolazioni territoriali della Azienda sanitaria
provinciale n. 5, unitamente alle difficolta’ riscontrate nell’azione
di risanamento della struttura socio-sanitaria di Locri, tuttora in
proroga commissariale e per questo non ancora confluita in essa,
denotano in maniera inequivocabile la capacita’ della criminalita’
organizzata di ingerirsi negli apparati politico-amministrativi e
gestionali ai quali l’ordinamento affida la responsabilita’
dell’efficienza e della qualita’ delle prestazioni e dei servizi
concernenti il fondamentale diritto alla salute.
La riscontrata compromissione delle legittime aspettative della
popolazione ad essere garantita nella fruizione di diritti
fondamentali, da un lato, nonche’ la finalita’ della misura di rigore
sotto il duplice profilo della repressione del fenomeno inquinante e
del recupero dell’ente ad una ordinaria gestione delle proprie
attivita’ ed ad un miglioramento qualitativo e quantitativo dei
servizi offerti, dall’altro, rappresentano gli ambiti entro i quali
si articola la previsione recata dall’art. 143 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, applicabile, in virtu’ del rinvio
operato dal successivo art. 146, anche agli organi delle aziende
sanitarie locali.
Per le suesposte considerazioni si ritiene necessario provvedere
ad eliminare ogni ulteriore motivo di deterioramento ed inquinamento
della vita amministrativa e democratica dell’ente, mediante
provvedimenti incisivi a salvaguardia degli interessi delle comunita’
comprese nell’ambito territoriale di utenza dell’azienda sanitaria,
in atto gestita da un commissario straordinario nominato con
deliberazione della giunta regionale 9 gennaio 2008, n. 5.
La valutazione della situazione in concreto riscontrata, in
relazione alla presenza ed all’estensione del fenomeno inquinante,
rende necessario che la durata della gestione commissariale sia
determinata in diciotto mesi.
Ritenuto pertanto che ricorrano le condizioni indicate per
l’adozione del provvedimento di cui agli articoli 143 e 146 del
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, si formula rituale
proposta per l’adozione della misura straordinaria nei confronti
dell’Azienda sanitaria provinciale n. 5 di Reggio Calabria con
conseguente affidamento, per la durata di diciotto mesi, della
gestione dell’ente ad una commissione straordinaria cui, in virtu’
degli articoli 144 e 145 del decreto legislativo n. 267/2000, sono
attribuite specifiche competenze e metodologie di intervento
finalizzate a garantire nel tempo la rispondenza dell’azione
amministrativa alle esigenze della collettivita’.
Roma, 18 marzo 2008
Il Ministro dell’interno: Amato