“Corruzione ma non mazzette questo è il prezzo del potere”

la Repubblica

L’ordinanza della Procura contro Novi, cinque capi di accusa

di Massimo Calandri e Marco Preve

Sono cinque – uno in più di quanto dichiarato dagli investigatori – i capi di imputazione che supportano la misura cautelare nei confronti di Giovanni Novi. Ufficialmente la procura cita quattro episodi che avrebbero per protagonista negativo il presidente uscente dell´Autorità portuale. Tre sono indissolubilmente legati fra di loro e portano alla chiacchierata assegnazione del Multipurpose.

Si comincia con la spartizione del 2004, poco dopo l´insediamento del presidente: turbativa d´asta, contestano i magistrati. Poi c´è la presunta concussione ai danni della famiglia Messina, costretta ad accettare le scelte imposte da Novi e «suggerite» da Aldo Grimaldi, con l´ingresso della Tirrenia. Quindi, il nuovo appalto Multipurpose, quello dello scorso anno. La sintesi del procuratore aggiunto Mario Morisani è straordinariamente efficace: «Si è ripartiti con la gara. Lo si è fatto con gli stessi sistemi di prima. Male». E questo è il terzo episodio.

Il quarto è un´altra storia. Una storia altrettanto brutta. Truffa aggravata, accusa la procura genovese. Che ha messo nel mirino un versamento da 1.728.000 euro dalla Authority nelle casse della Culmv: si tratterebbe di spese extra derivanti dalla gestione del Multipurpose nel 2005, senza la direzione di un terminalista. Ma anche in questo caso il procuratore taglia corto: «E´ stato ingannato il Comitato portuale facendo credere che quei soldi fossero dovuti. Non era così». Vale la pena di segnalare che metà di quel denaro è già stato versato: i magistrati ne avevano chiesto il sequestro, ma il gip Franca Borzone non lo ha ritenuto necessario. Quegli euro – quasi novecentomila – non spariranno. E gli altri, c´è da scommetterlo, resteranno nella cassaforte dell´autorità portuale. Almeno per ora.

Ma il quinto capo d´imputazione che fine ha fatto? Eccolo servito: corruzione. Riguarderebbe naturalmente Giovanni Novi, in concorso con l´Avvocato dello Stato Giuseppe Novaresi. Niente mazzette di denaro, attenzione. Secondo i pubblici ministeri, il prezzo pagato sarebbe in termini di favori e privilegi.

L´ordinanza notificata ieri contiene numerosi stralci di intercettazioni telefoniche. Proprio alcuni dialoghi tra Giovanni Novi – che non sapeva di avere l´apparecchio sotto controllo – ed alcuni suoi importanti interlocutori genovesi avrebbero dato la spinta decisiva all´inchiesta. Il presidente parla, parla e parla. Con tutti. Il ricorso al Tar dopo la prima spartizione del Multipurpose lo avrebbe messo sotto pressione. E a modo suo – cioè ignorando la legge, insistono in procura – avrebbe cercato di rimettere i tasselli a posto. «Le parole ascoltate dagli investigatori, e trascritte, sono tutte da interpretare. E comunque, l´interpretazione che ne danno gli investigatori è sbagliata». Cesare Manzitti, avvocato di Novi, non ha dubbi. Il suo cliente, spiega, è «amareggiato ma combattivo». Ci si prepara ad un epico scontro giudiziario.

Mario Morisani, che coordina il lavoro dei pm Walter Cotugno ed Enrico Zucca, appare più che sereno: «Rispetto a Novi, il gip ci ha dato completamente ragione». Il presidente è stato arrestato perché si temeva un possibile inquinamento delle prove. «Il fatto è sussistente, provato, integra specifiche fattispecie criminose». Nessun dubbio per chi indaga dall´estate scorsa e nel frattempo ha iscritto nel registro degli indagati diversi nomi noti: il professor Sergio Maria Carbone, consulente dell´autorità (difeso dagli avvocati Stefano Savi e Corrado Pagano); Aldo Grimaldi (assistito da Giuseppe Giacomini); l´ex segretario dell´Authority, Sandro Carena (Sabrina Franzone); l´avvocato Giuseppe Novaresi (Andrea Vernazza). Presto saranno ascoltati alcuni testimoni importanti, persone che ricoprono – o ricoprivano di recente – cariche pubbliche.

 

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