Il racconto in diretta dell’irruzione nel covo dei Lo Piccolo

la Repubblica

Il pm Gaetano Paci: “Si sono accorti di essere circondati”
“Nella villa troppo movimento era il momento di entrare…”

di SALVO PALAZZOLO

PALERMO – “Alle 9.20, il funzionario della Sezione Catturandi della squadra mobile, Nuccio Incognito, ci ha avvertiti che c’era del movimento attorno a quel casolare di Giardinello che tenevamo sotto controllo da due settimane nell’ambito delle ricerche di Salvatore e Sandro Lo Piccolo”. Il sostituto procuratore Gaetano Paci inizia così il racconto dei momenti più difficili: “Gli investigatori hanno chiamato un’altra volta. Era arrivata un’auto nella villa. Con due personaggi che facevano di tutto per muoversi con circospezione. Ma i poliziotti li avevano riconosciuti comunque. Erano Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi, entrambi pericolosi latitanti, il primo di Brancaccio, il secondo di Carini, ormai nuovi quadri dirigenti dell’organizzazione mafiosa”. In Procura, era già in corso un vertice con il procuratore Francesco Messineo. Attorno a un tavolo, a ragionare sul da farsi, c’erano Paci, i colleghi Domenico Gozzo e Francesco Del Bene, poi il procuratore aggiunto Alfredo Morvillo. Alle 9.30 è scattato il blitz. “Sono stati momenti di grande trepidazione – racconta Gaetano Paci – abbiamo seguito ogni attimo dell’azione in diretta, dalla Procura. I ricercati si sono presto accorti di essere circondati. Hanno cercato rifugio in un magazzino. Si sono barricati dentro. Ma non avevano vie d’uscita. I poliziotti hanno sparato alcuni colpi in aria. Alla fine, dopo qualche interminabile minuto, i latitanti si sono arresi. Sono usciti con lo sguardo fiero. Sandro ha urlato: “Papà ti amo”. Lo ha proprio urlato, perché tutti sentissero. Sandro Lo Piccolo, che ha trent’anni ed è già condannato all’ergastolo, era già un capo riconosciuto dell’organizzazione”. Al palazzo di giustizia di Palermo c’è l’euforia dei momenti migliori. “Non avevamo mai perso la speranza – dice ancora Paci – sapevamo che il lavoro della squadra mobile e di tutte le forze di polizia era ad altissimo livello. Sapevamo di essere sulla pista giusta. Non ci siamo sbagliati”. Dopo un altro veloce vertice in Procura, il pool Lo Piccolo parte per Giardinello, il cuore di quella provincia di Palermo che i padrini di Tommaso Natale avevano militarizzato. E’ il momento della perquisizione. I boss avevano con sé bigliettini, documenti ed armi. “Probabilmente – spiega Paci – quello non era il covo di Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Era il luogo per le riunioni importanti. Per questa ragione, le indagini proseguono. Per individuare i luoghi della latitanza e la rete di protezione. Abbiamo arrestato i padrini più potenti di Palermo, che erano in piena operatività. E in quella riunione che avevano programmato a Giardinello dovevano di sicuro prendere delle decisioni importanti per il futuro dell’organizzaizone mafiosa. Ma la polizia è arrivata prima”. Le indagini sui Lo Piccolo proseguono soprattutto sul versante finanziario. Proprio qualche giorno fa, i magistrati di Palermo erano andati in Svizzera, doveva avevano sequestrato il conto da due milioni di euro di un insospettabile imprenditore della grande distribuzione, Paolo Sgroi, patron della catena Sisa. “Adesso – dicono i magistrati del pool Lo Piccolo – il nostro obiettivo è scoprire il tesoro dei nuovi padrini di Cosa nostra, che è la vera forza economica di una mafia ormai trasformata, anche grazie alle alleanza che Salvatore Lo Piccolo aveva già consolidato con i mafiosi americani”.

 

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