Operazione Omnia – Dda di Catanzaro

Nuova Cosenza

10/07 L’ usura “non può essere più considerata un microfenomeno, ma deve essere considerata un macrofenomeno, una vera impresa che va a coprire il vuoto lasciato da una carente politica creditizia”. A sostenerlo è stato il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Vincenzo Luberto, incontrando i giornalisti per illustrare i dettagli dell’ operazione Omnia. “E non è solo il problema degli interessi – ha aggiunto – ma l’ accesso al credito. Forse bisognerebbe ripristinare l’ accesso agevolato per gli imprenditori, piuttosto che continuare con la 488 viste le distorsioni della stessa come dimostrano molte inchieste giudiziarie”. A sottolineare la capacità intimidatrice del gruppo Forastefano è stato il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi, che ha parlato di una diffusa cultura criminale indotta dalle cosche. “Dalle dichiarazioni di molte vittime – ha spiegato – emerge quasi una ‘normalita” nel chiedere e pagare la protezione. E’ come se in queste zone si vivesse ancora in uno stato di vassallaggio medievale”. A proposito del rapporto con la politica, il procuratore nazionale antimafia aggiunto, Emilio Ledonne, ha rimarcato come l’ inchiesta conferma un avvicinamento sistematico della ‘ndrangheta alle istituzioni per poterle controllare cosi come riscontrato in altre operazioni, quali vedi Rima e Odissea, ”in cui alcuni sindaci venivano contattati direttamente dalle cosche per decidere sulle opere da realizzare”. Insomma, ha sostenuto il procuratore aggiunto, Mario Spagnolo, siamo in presenza di un territorio in cui la cosca aveva esautorato lo Stato raggiungendo una capacità tale di infiltrazione e ramificazione che le consente di operare ed investire ad alti livelli e in altre zone. “La mafia – ha detto Spagnolo – non è solo una emergenza investigativa, ma sociale, soprattutto se si pensa che, ad esempio, in questa inchiesta emerge anche la capacità di pilotare il consenso in occasione delle elezioni regionali del 2005”. Per il comandante del Ros, il gen. Giampaolo Ganzer, la situazione è grave, “ma la sinergia tra le istituzioni e la sempre maggiore specializzazione delle forze dell’ ordine, possono operare una forte azione di contrasto. Il successo di questa operazione – ha sottolineato – sta nella perfetta collaborazione tra l’ Arma territoriale e i Reparti speciali, in grado di fronteggiare le nuove dinamiche criminali, soprattutto quelle economiche”.

Per La Rupa la DDA aveva chiesto l’arresto. I magistrati della Dda di Catanzaro avevano chiesto l’ arresto del capogruppo dell’ Udeur alla Regione Calabria, Franco La Rupa, per concorso esterno in associazione mafiosa, ma il Gip, pur sostenendo che l’ indagine “ha dimostrato che la cosca Forastefano ha sostenuto con successo” la sua candidatura e che “il coinvolgimento del consigliere nella vicenda è emerso” da alcune intercettazioni telefoniche, ha evidenziato che “rimane sullo sfondo il contenuto delle controprestazioni avrebbe (direttamente o per interposta persona) garantito al clan” per cui ha rigettato la richiesta. Secondo il Gip, il coinvolgimento di La Rupa è emerso dalle intercettazioni, “in parte in prima persona, ma soprattutto per il tramite di Luigi Garofalo Luigi, suo fidato consigliere e cugino di Giuseppe Garofalo, uno degli uomini sia direttamente più vicini a Antonio Forastefano, capo indiscusso della consorteria criminale. E che si sia trattato di un appoggio non disinteressato emerge con altrettanto chiarezza dal contenuto di alcune conversazioni che, sia pure con toni più sfumati, evidenziano l’ aspettativa che tale elezione ha ingenerato in Forastefano e nei suoi uomini, che addirittura sembrano pretendere una sorta di ringraziamento esplicito per l’ appoggio fornito”. Per il Gip, tuttavia, i risultati delle indagini “non consentono di ritenere la sussistenza di certi e sufficienti elementi di prova di responsabilità a carico degli indagati”, le cui condotte, “pur non essendo esenti da censurabili legami e rapporti non occasionali con esponenti della famiglia Forastefano (ed anche con quello che viene riconosciuto come capo indiscusso) sarebbero interpretabili in chiave di ‘vicinanza’ e ‘disponibilita”, secondo una causale di tipo elettorale-clientelare, ma non quali contributi di favore destinati al consolidamento dell’ organizzazione mafiosa, sì che in esse, non essendo espressione di un sistematico rapporto sinallagmatico fra La Rupa ed in clan, non sarebbero configurabili gli elementi costitutivi del concorso esterno”. A giudizio del Gip, dunque, manca l’ accertamento di quanto é avvenuto dopo l’ elezione di La Rupa essendosi l’ indagine arrestate alla valutazione di quanto successo nel corso della campagna elettorale, “dopo la quale il nome del consigliere regionale non compare più nelle pur numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali effettuate nei confronti di Antonio Forastefano”. Per il Gip, anche le dichiarazioni di un collaboratore, che ha parlato di una dazione di 15 mila euro da parte di un soggetto che ha indicato come referente di La Rupa, ma del quale non è stato in grado di fornire le generalità, “non aggiungono nulla al quadro indiziario limitandosi a confermare l’ interessamento del gruppo Forastefano all’ elezione di La Rupa”.

La cosca gestiva un traffico di clandestini. Tra le attivita’ illecite della cosca Forastefano emerse dall’ operazione dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza, c’ era anche quella del favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina e la successiva gestione degli extracomunitari nel lavoro nero. In tal modo la cosca riusciva ad avere manodopera a basso costo proveniente principalmente da Romania e Bulgaria da impiegare nelle proprie aziende agricole, adesso sequestrate. Il settore era stato delegato a una cittadina rumena che, seguendo lo schema del caporalato, gestiva la collocazione dei clandestini nelle cooperative agricole controllate dai Forastefano. L’ utilizzo dei braccianti illegali, tra l’ altro, è risultato funzionale anche alla perpetrazione della truffa ai danni dell’ Inps con la predisposizione di documentazione attestante falsi rapporti di lavoro che sostituivano quelli realmente intrattenuti con i clandestini. Le verifiche effettuate nel corso delle indagini hanno portato alla scoperta di migliaia di posizioni fittizie che, nell’ arco di alcuni anni, hanno consentito alla cosca di incassare fraudolentemente indennizzi per oltre sei milioni di euro utilizzati poi per finanziare i prestiti con tassi usurai.

I 53 arresti. Sono 53 le ordinanze di custodia cautelare eseguite, sulle 60 emesse, dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza nell’ ambito dell’ operazione Omnia. Questo l’ elenco delle persone arrestate: Maurizio Adduci, di 38 anni; Domenico Alfano (56); Antonio Maria Arango (31); Salvatore Avella (52); Aldo Caporale (46); Giovambattista Capparelli (62); Vincenzo Cosentino (30); Francesco Costa (64); Vincenzo Costa (36); Salvatore D’ Elia (38); Dario D’ Elia (33); Fabio Di Bella (33); Antonio Forastefano (36); Pasquale Forastefano 25); Giuseppe Garofalo (29); Antonio Guarino (42); Teresa Iannicelli (60); Luca Lanzillotta (34); Andrea Martucci (29); Giovanni Nocera (29); Gaetano Novelli (44); Salvatore Novelli (54); Vincenzo Novelli (57); Antonio Pagliaminuta (29); Camillo Rende (35); Nicola Rende (60); Giovanni Riccardi (54); Morena Rubini (23); Leonardo Russo (65); Gianfranco Senise (37); Antonio Sibarelli (32); Loridana Manuela Vaccaro (34); Silvio Forastefano (20); Samuele Lo Vato (32); Aurelio Propato (37); Francesco Elia (27); Giuseppe Campanella (26); Giuseppe Pulignano (30); Domenico De Vincenzi (28); Cosimo Giuseppe Rizzo (36); Giovanni Maida (43); Giancarlo Iannicelli (28); Pietro Garofalo (19); Francesco De Marco (41); Giovan Battista Arcidiacono (24); Giuseppe Cerchiara (30); Giuseppe Giannicola (45); Gaetano Chiarelli (52); Salvatore Vitale (39); Francesco De Leo (54). Agli arresti domiciliari sono stati posti Domenico Apollaro (78); Pietro Graziadio (73); Domenico Giuseppe Propato (72).

 

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